La Nuova Sardegna

Sassari

A “Su Crucifissu mannu” l’acquedotto di Turris?

di Gavino Masia
A “Su Crucifissu mannu” l’acquedotto di Turris?

Prime valutazioni della Soprintendenza dopo l’intuizione di alcuni studiosi L’area è privata ma vincolata e già in passato erano stati avviati gli espropri

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PORTO TORRES. Vicino alla necropoli ipogeica di Su Crucifissu Mannu si nota la presenza di un pozzo verticale a sezione quadrangolare, provvisto di pedarole per consentire la discesa, che fa pensare alla presenza dell’acquedotto romano che portava l’acqua a Turris Libisonis.

L’intuizione - che ora dovrà essere seguita da una serie di verifiche e accertamenti - è del responsabile tecnico della Soprintendenza archeologica, Franco Satta, che conferma la rappresentazione grafica delle quote di livello rilevate sulle carte dell’Istituto geografico militare che suggeriscono il collegamento con il tratto di acquedotto romano scoperto nelle località Serra li Pozzi e Punta di Lu Cappottu dall’epigrafista Giuseppe Piras, dell’associazione Etnos, e da Pierpaolo Dore del gruppo Speleo Ambientale di Sassari.

«Questi pozzi venivano realizzati per facilitare la costruzione dell'acquedotto scavato nella roccia e per consentire le successive ispezioni e manutenzioni dello “specus” – spiega Satta –, ossia il canale di scorrimento sotterraneo, e per evitare che persone o animali potessero accidentalmente precipitare nel pozzo, lo stesso è stato riempito di pietre quasi fino all’orlo».

La posizione delle pedarole, scavate nelle pareti est e ovest del pozzo, fanno pensare che la direttrice dell’acquedotto seguisse l’orientamento nord-sud: se tutto ciò fosse confermato, è necessario cercare di acquisire a patrimonio pubblico tutto il terreno che circonda i ritrovamenti archeologici.

«Quest’area – aggiunge il tecnico della Soprintendenza –, nonostante l’importanza che riveste dal punto di vista storico ed archeologico, è ancora di proprietà privata ma meriterebbe di essere acquisita al patrimonio pubblico per essere valorizzata: l’iter di esproprio era già giunto a buon punto, infatti, ma purtroppo a causa delle lungaggini burocratiche il finanziamento concesso alla Soprintendenza si è rivelato insufficiente». La proprietà si trova quindi a possedere un’area interamente vincolata della quale non può fare nessun utilizzo ai fini economici, ma paga inevitabilmente la tassa di proprietà. Di norma, ricorda Franco Satta, essendo di proprietà privata «non potrebbe essere installato neppure un cartello turistico che indica l’ubicazione del sito, nonostante la presenza di tombe ipogeiche preistoriche, di una importante arteria stradale di epoca romana ed ora, se venisse confermato, anche dell’acquedotto romano».

I reperti ritrovati nella zona risalgono fra la fine del Neolitico recente e l'Eneolitico iniziale (IV-III millennio a.C.), ed è plausibile – secondo gli studi degli archeologi – la teoria che afferma che già prima dalla realizzazione dell’area funeraria intrapresa in epoca preistorica la dorsale rocciosa di Su Crucifissu Mannu fosse attraversata da un sentiero. Le altimetrie rilevate sulle carte suggeriscono che potesse condurre alle scogliere alte e rocciose della zona che ora ha preso il nome di Balai. Proprio le nuove intuizioni, legate alle verifiche appena avviate suggeriscono la definizione dell’acquisizione dell’area di Su Crucifissu Mannu attraverso le operazioni di esproprio che - come detto - erano già in fase avanzata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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