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Risse, roghi e topi nelle baracche: adesso dal campo nomadi si fugge

di Andrea Massidda
Risse, roghi e topi nelle baracche: adesso dal campo nomadi si fugge

La vita nell’insediamento rom di Ponte Pizzinnu è ormai diventata insostenibile anche per chi ci abita Il vicesindaco Sebastiano Sassu: «Emergenza da risolvere al più presto, giovedì incontro con i tecnici»

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PORTO TORRES. Risse continue tra residenti, un esercito di topi che si aggira indisturbato all’interno delle baracche, scarafaggi ovunque, roghi di rifiuti verosimilmente tossici, immondezza accumulata ai lati della strada da chissà quante settimane. E carabinieri che fanno visita all’insediamento rom di Ponte Pizzinnu un giorno sì e l’altro pure. Che in città la situazione del campo nomadi sia diventata insostenibile non è un segreto per nessuno. Tanto meno per l’Asce, l’associazione che aveva brillantemente trovato una soluzione ad Alghero, e che da tempo denuncia la drammaticità dell’area sosta turritana. Ma non lo è - e ci mancherebbe altro - nemmeno per l’amministrazione comunale, che infatti nei giorni scorsi ha ricevuto una rappresentanza della popolazione ospite del campo per instaurare un primo rapporto colloquiale finalizzato a disinnescare questa vera e propria bomba sociale e sanitaria pronta e esplodere. «Dal momento dell’insediamento della giunta, circa un mese e mezzo fa - spiega il vicesindaco e assessore alle Politiche sociali, Sebastiano Sassu - abbiamo cominciato ad acquisire informazioni sulle difficoltà che attraversa il campo rom. Sappiamo che la situazione, in questo momento, all'interno del campo, non è sostenibile e non è accettabile, per questo siamo già al lavoro per individuare una progettazione mirata a una maggiore integrazione». Nel frattempo, però, c'è un'emergenza da risolvere. «Dopo il primo incontro con i residenti del campo - continua Sassu - abbiamo deciso che giovedì prossimo ci riuniremo nuovamente, ma alla presenza anche del nostro ufficio tecnico e di un portavoce della comunità rom. Riteniamo che la questione non sia più rinviabile e vogliamo valutare e condividere soluzioni tese a rimuovere il grave problema di carattere socio-sanitario che si trascina da troppi anni».

A ritenere che la situazione non si possa più sottovalutare, oltre a molti cittadini esasperati, sono appunto i responsabili dell’Asce, che parlano del campo come di una «fogna a cielo aperto», e confermano il mancato ritiro dei sacchi di immondezza, gli incendi e gli allagamenti. Al punto che non pochi giovani rom stanno letteralmente fuggendo da quell’inferno, portandosi ovviamente dietro i propri bambini, e non facendosi troppi scrupoli a occupare edifici abbandonati.

«Attualmente - spiega Irene Baula, dell’Asce - nel campo risiedono tra i 40 e 45 adulti e altrettanti bambini, con cinque disabili certificati. Purtoppo - continua - il sovraffollamento comporta tutti i problemi che comporterebbe anche tra noi, non ultimo il malumore tra vicini. Ci auguriamo davvero che l’amministrazione comunale si occupi del problema».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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