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Sassari

Sassari e Gerico: lo sport unisce i popoli

di Giovanni Dessole
Sassari e Gerico: lo sport unisce i popoli

Una delegazione di giovani atleti palestinesi soggiornerà e si allenerà in città per due settimane

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SASSARI. Il ponte fra Sassari e la Palestina è costruito sui valori dello sport, su quelli dell'integrazione, sulle diversità culturali che rendono unico un gemellaggio, lo rinsaldano e lo fortificano. “Lo sport: un ponte per la Palestina” è il progetto portato avanti, per il secondo anno consecutivo, dall'Associazione “Ponti non muri” organizzato in collaborazione con il Cus Sassari, Comune, Atp, università, Fondazione Banco di Sardegna, Comune di Gerico in Palestina e Isprom.

Un progetto che ha portato in Sardegna una delegazione di atleti palestinesi appartenenti alla società sportiva Shabab Ariha, chiamati a svolgere in città uno stage di atletica leggera. Duha Idrees, Murad Moghrabi e Ameer Ziad, accompagnati da Ahmed Darrash e dal rappresentante del Comune di Gerico Mohammed Isayed sono sbarcati sull'Isola domenica e ieri hanno incontrato le autorità cittadine e si sono allenati per la prima volta allo Stadio dei Pini. Assieme a loro anche la calciatrice della Nazionale Palestinese Natali Shaheen.

Ieri mattina gli atleti sono stati ricevuti a Palazzo Ducale dal presidente del consiglio Antonio Piu e dall'assessora allo Sport Maria Francesca Fantato. Con loro Mohammed Isayed, rappresentante del Comune di Gerico, quindi di Lavinia Rosa dell'associazione Ponti non Muri e ancora Pierangelo Catalano dell'Isprom e per il Cus Sassari il presidente Nicola Giordanelli e il consigliere Giorgio Fenu. Era presente anche il consigliere comunale Salvatore Sanna.

Antonio Piu ha voluto ricordare il già positivo incontro dello scorso anno, con una precedente delegazione, «una occasione positiva e una valida esperienza di integrazione». Lavinia Rosa ha ricordato gli impegni dell'associazione Ponti non Muri. Nata nel 2007 si occupa di far conoscere la drammatica realtà che si vive in Palestina. Maria Francesca Fantato, ha messo in evidenza l'importanza di «uno scambio che non è solo la condivisione di una pratica sportiva ma di una cultura, di stili di vita e bagagli di esperienza».

Poi via al programma sportivo ricco e intenso, che però lascerà ampio spazio alla conoscenza reciproca e della realtà sarda e sassarese. Integrare, migliorare nella pratica della disciplina e sensibilizzare sulla situazione dello sport in medio oriente, questi alcuni dei cardini del progetto che i tra giovani atleti della Palestina vivono con entusiasmo e voglia di imparare, fare, vivere. «Qui grazie agli allenatori Giorgio Fenu e Elisabetta Pinna ho imparato nuove tecniche e dei dettagli molto importanti, alcuni dei quali mi hanno aiutato a migliorare – spiega Duha Idress, già protagonista della scorsa edizione del progetto -. Ho fatto allenamenti nuovi per me, lavorato in pista con persone eccezionali. Mi sono sentita a mio agio, con gli atleti italiani siamo diventati subito amici».

Dal 2014 al 2015, nuovo giro, nuova corsa e nuove opportunità: «Lo stage di atletica leggera ci permetterà di imparare cose nuove e di allontanarci almeno un po’ dalla situazione difficile dove viviamo, e ritornare in Palestina carichi e con tanta energia positiva – dice il 16enne Ameer Ziad -. Conosceremo nuove persone e faremo nuove amicizie. Faremo di tutto per rappresentare il nostro Paese nei migliore dei modi e quando torneremo impiegheremo le nuove tecniche imparate con il resto della squadra». Un messaggio che parte dallo sport, ma va oltre: «La nostra presenza in Sardegna ci farà sentire che esistono dei popoli interessati alla causa palestinese e ai giovani sportivi – chiude Murad Moghrabi, 17 anni -. E quando torneremo dall’Italia faremo in modo di diffondere le esperienze acquisite e a trasferirle a quanti possono essere interessati».

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