La Nuova Sardegna

Sassari

I medici contro: «Così è a rischio la vita dei neonati»

di Paoletta Farina
I medici contro: «Così è a rischio la vita dei neonati»

SASSARI. «Così è a rischio la vita dei neonati e per giunta, invece di ridurre la spesa sanitaria, si sprecheranno soldi pubblici». Parla di «macrospici errori» Antonio Balata, primario di pediatria...

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. «Così è a rischio la vita dei neonati e per giunta, invece di ridurre la spesa sanitaria, si sprecheranno soldi pubblici». Parla di «macrospici errori» Antonio Balata, primario di pediatria ad Olbia dopo aver lavorato a lungo a Sassari, e presidente regionale della Sipo (Società italiana pediatria ospedaliera) nel piano regionale e si augura che il consiglio regionale, corregga il tiro. Perché se la città perdesse la chirurgia pediatrica dell’Aou, faticosamente ottenuta dopo ripetute richieste soltanto sette anni fa, quando la clinica di pediatria era diretta da Ninni Dessanti, sarebbe un danno incalcolabile. Da allora sono finiti i viaggi di piccoli pazienti e famiglie verso altri ospedali. E adesso vogliamo ripeterli verso la Mater di Olbia dove inspiegabilmente il servizio è stato attivato o verso Cagliari, dove non è stato toccato? «Una decisione per certi versi incomprensibile – rincara Antonio Balata – dal momento che, in base all'accordo del 2010 scaturito dalla Conferenza Stato per migliorare il percorso delle nascite e ridurre i tagli cesarei, le attività di chirurgia pediatrica sono e devono essere complementari alle Terapie Intensive Neonatali (le cosiddette Tin), reparto esistente a Sassari – prosegue Balata – che devono essere in grado di assistere in fase pre e post operatoria i neonati affetti da patologie chirurgiche».

Il chirurgo pediatrico non può perciò mancare nella terapia intensiva neonatale e il suo intervento «è praticamente quotidiano per tutta una serie di procedure di piccola chirurgia che sono salvavita su tutti i neonati e in particolar modo su quelli estremamente prematuri», sottolinea Balata. Inoltre la chirurgia pediatrica maggiore è quasi esclusivamente rappresentata dalle patologie congenite neonatali per le quali è richiesto un intervento urgente dopo la nascita. «Per esempio l'ernia diaframmatica: la possibilità di intervento nel punto di nascita è cruciale per la sopravvivenza dei neonati, non trasferibili o trasferibili a prezzo di una elevatissima mortalità», allerta il pediatra. Cosa si farà allora in caso di urgenza? «Quindi chiudere la chirurgia pediatrica – riflette Balata – oltre a mettere a rischio l'esistenza della stessa terapia intensiva neonatale dell'Aou sassarese comporterà un aumento dei cosiddetti "viaggi della speranza" per gestanti e pazienti per i quali sia necessaria una correzione chirurgica alla nascita. Con buona pace del contenimento della spesa sanitaria».

«Nel frattempo, forse nel tentativo di farsi perdonare dai neonati sardi,– aggiunge il rappresentante dei pediatri ospedalieri – i tecnici che hanno contribuito all'elaborazione della delibera sulla rete ospedaliera, hanno previsto l'attivazione in Sardegna di ben 42 posti letto di terapia intensiva neonatale da integrare con 84 posti letto di terapia sub intensiva neonatale . Una scelta che avrebbe costi di attivazione e gestione elevatissimi». Un vero spreco visto che sempre nella Conferenza Stato Regioni di cui abbiamo parlato era stato previsto che il fabbisogno dei posti letto di Tin, per bacino d'utenza, non dovesse essere superiore a un posto letto ogni 750 nati. «Facendo i calcoli – conclude Balata – e considerato che in Sardegna ogni anno nascono circa 11mila neonati, il fabbisogno teorico regionale dovrebbe essere di circa 15 posti letto di Tin. Diciamo che 18 posti sarebbero sufficienti, all’interno di una programmazione seria». Invece...

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative