La Nuova Sardegna

Sassari

Ospedali, sindacati sul piede di guerra

di Giovanni Bua

Cgil, Cisl e Uil dichiarano lo stato di agitazione e annunciano proteste clamorose contro la riforma sanitaria regionale

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SASSARI. «Una riforma illogica, che regala al privato risorse pubbliche che non ci sono, promettendo risparmi in realtà risibili e producendo danni difficilmente riparabili. Un colpo di mano inaccettabile contro cui sarà guerra». Non usano mezze misure Cgil, Cisl e Uil, con i segretari territoriali Francesca Nurra e Gavino Carta e il rappresentante della segreteria Tetta Lai che dichiarano lo stato di agitazione contro il piano di riordino della rete ospedaliera, deliberato dalla giunta regionale e prossimo alla discussione in consiglio. E annunciano «clamorose proteste».

Il tutto per un «totale dissenso sia sul contenuto che sul metodo – attaccano – con la Regione che ha evitato di aprire la discussione con le parti sociali. Parlano con i sindaci, con le conferenze sanitarie territoriali, e comunque anche con loro non mostrano nessuna disponibilità a cambiare nulla. Non era questo quello che era stato promesso, e soprattutto che era necessario».

Ormai noti i temi del generale dissenso: «La riforma è illogica perché incompleta – spiegano i tre – e mancante del piano di riordino della sanità territoriale e della rete dell’urgenza. I risparmi di spesa risibili, solo 134 milioni in 3 anni, a fronte di una spesa sanitaria di quasi tre miliardi all’anno. Risparmi da verificare poi, visto che riprenderanno i viaggi della speranza, e comunque realizzabili senza bisogno di questi dannosi e insensati tagli».

«C’è uno spostamento di specialità ospedaliere e posti letto senza alcuna logica dal pubblico al privato – sottolinea Gavino Carta –. Nessuna guerra con Olbia, ma non si può non vedere cosa sta succedendo al Mater. Renzi vuole che sia un’eccellenza nazionale? Trovi le risorse statali, e i promessi posti letto in deroga, per farlo marciare. E lasci stare Sassari».

E ancora: «C’è un depotenziamento gravissimo dell’offerta sanitaria del territorio – attacca Francesca Nurra – con una forte perdita di specialità nell’Hub di Sassari, con Cagliari che invece mantiene tutto. C’è poi una riduzione a presidi, anziché ospedali di I livello, delle strutture sanitarie di Alghero e Ozieri. E un ulteriore depotenziamento degli ospedali minori di Ittiri e Thiesi, che già oggi hanno gravi deficit di offerta, estremamente precaria e sotto standard, con gravissime condizioni della assistenza ai malati e lavorative del personale sanitario».

«C’è poi il problema – attacca Tetta Lai – dell’offerta dell’università in pericoloso e costante declino. Solo nella Sanità negli ultimi anni si sono perse circa venti scuole di specializzazione a vantaggio di Cagliari. È chiaro che insieme alle specialità andranno via anche gli specializzandi. Inoltre il taglio dei posti letto e delle specialità previsto nel piano recherà grave pregiudizio anche alla sanità in convezione, con tutti i servizi connessi, già oggi in forte contrazione.

Insomma: «Respingiamo – chiudono i tre – il piano della giunta e proclamiamo lo stato di agitazione territoriale e la mobilitazione del territorio, pronti a ogni possibile forma di lotta. A partire da quelle di categoria, legate anche all’incorporazione di Asl e Aou condotta in maniera inaccettabile senza protocolli d'intesa e confronti, proseguendo con le ulteriori di livello confederale che saranno poste in campo». Una proposta allargata a sindaci e consiglieri regionali del territorio, con cui fare: «iniziative unitarie per contrastare e correggere il progetto di nuova rete».

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