Via Lamarmora, la rabbia degli sfrattati dopo il rogo
«Poteva essere una strage, i Servizi sociali sapevano del disagio della vittima» La palazzina è stata dissequestrata dalla Procura, cominciati i primi lavori
SASSARI. É stato dissequestrato ieri mattina lo stabile di via Lamarmora dove martedì scorso è divampato l’incendio nel quale ha perso la vita Fulvio Leoni, 63 anni, l’uomo che - secondo quanto emerso dalle indagini - avrebbe causato volontariamente l’esplosione saturando di gas l’ambiente della cucina.
Il provvedimento è stato emesso dal sostituto procuratore della Repubblica Corinna Carrara, titolare dell’inchiesta, ed è stato notificato ai proprietari degli alloggi (nove in tutto ma solo sette erano occupati il giorno della tragedia) dagli investigatori della squadra mobile della questura.
Non ci sono più esigenze investigative, ma le decisioni ora spettano ai tecnici dell’ufficio Edilizia abitativa del Comune che dovranno valutare le condizioni strutturali dell’edificio e decidere se alcuni settori dello stabile dovranno ancora essere interdetti fino a quando non potranno essere ripristinate le condizioni di sicurezza.
Erano stati i funzionari dei vigili del fuoco, infatti, nel corso dei sopralluoghi a evidenziare la necessità di accurate verifiche.
Ieri, intanto, alcuni dei residenti hanno cominciato a operare nelle loro case: pulizie, rimozione di intonaci, recupero di materiali. Un lento ritorno alla normalità accompagnato da tanta rabbia che è difficile da nascondere: «Come si fa a creare una situazione di pericolo così? – raccontano – poteva essere una strage, siamo persino portati a dire che è andata bene. Che un solo morto è una fortuna per il livello di rischio che è stato corso. Ai Servizi sociali sapevano bene che quell’inquilino che hanno inserito aveva dei problemi seri, che aveva già tentato il suicidio. Eppure non è stato fatto niente per fronteggiare il problema in maniera adeguata, senza mettere a rischio la vita di altre venti persone, tra cui anche dei bambini».
La polemica si mischia alla disperazione: c’è tanto da fare prima di tornare a casa, a una vita normale. Alcuni proprietari stanno cercando di capire quale sarà il responso dei tecnici del Comune prima di assumere qualsiasi iniziativa che potrebbe rivelarsi sbagliata.
L’ambiente dove sono visibili i danni maggiori è quello dove viveva la vittima. Fulvio Leoni occupava l’appartamento al secondo piano da circa un anno, erano stati i Servizi sociali del Comune a garantire per lui nei confronti dei proprietari.
Nella cucina è rimasto un ammasso di arredi anneriti, poi cenere e residui inutilizzabili. L’odore di bruciato è ancora molto forte, anche perché le fiamme hanno interessato una parte della struttura in legno del solaio. É molto probabile che l’alloggio resti ancora “indisponibile” fino a quando i tecnici non avranno completato le verifiche strutturali, poi potrà essere riconsegnato.
Intanto la salma di Fulvio Leoni è stata restituita ai familiari che hanno dato disposizioni per la tumulazione.
Gli investigatori della squadra mobile, invece, hanno completato l’attività investigativa, anche grazie ai rilievi che sono stati eseguiti dagli specialisti della Scientifica e dai tecnici dei vigili del fuoco.
Numerose le persone sentite che hanno confermato la situazione di disagio della vittima che già in precedenza aveva minacciato di compiere un gesto drammatico.
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