Tentato omicidio al Monte, un teste: «Minacce continue»
SASSARI. «Conosco Christian Cappai perché 15 anni fa ho sposato la sua ex fidanzata. Mi minacciava ogni giorno, verbalmente, con la mazza da baseball, a volte persino accompagnato da amici. In...
SASSARI. «Conosco Christian Cappai perché 15 anni fa ho sposato la sua ex fidanzata. Mi minacciava ogni giorno, verbalmente, con la mazza da baseball, a volte persino accompagnato da amici. In quindici anni lo avrà fatto decine di volte». In aula, ieri mattina, la testimonianza del cognato di Angelo Salvatore Garau e genero di Antonio Garau, padre e figlio imputati nel processo per il tentato omicidio di Christian Cappai, l’operaio sassarese di 40 anni, ferito a coltellate lo scorso marzo nella scalinata tra via Farina e via Ogliastra, nel quartiere Monte Rosello. Cappai rischiò la vita perché il coltello (peraltro mai ritrovato) gli perforò un polmone. Incalzanti le domande al teste da parte dell’avvocato Giuseppe Onorato, che difende la vittima: «Quelle minacce che Cappai le avrebbe rivolto a quando risalgono?». Risposta: «Ad anni fa». Domanda: «E ha mai presentato denuncia?», risposta: «No, in questura non me l’accettarono perché non c’erano prove sufficienti». L’obiettivo del legale era dimostrare che il teste si riferiva a episodi vecchi e privi di riscontri finalizzati a dipingere il suo assistito come un provocatore.
Altrettanto “pressante”, dall’altra parte, l’avvocato Elias Vacca che assiste uno dei due imputati: «Cappai minacciava anche suo cognato?», risposta: «Sì, so che spesso minacciava Salvatore. Lo faceva pure al telefono».
Dall’attività investigativa svolta dai carabinieri era emerso che padre e figlio si fossero presentati armati di coltello a un incontro con la vittima: a quanto pare doveva esserci un chiarimento per vecchie storie. Dissapori che si sarebbero trascinati nel tempo e che sono poi sfociati nello scontro di marzo che costò quasi la vita a Cappai. Il chirurgo Luigi Topa, che lo operò, ha raccontato al collegio presieduto da Salvatore Marinaro che la punta del coltello affondò per 7 centimetri, un colpo diretto e così violento da riuscire a frantumare l’osso della spalla. Aggiunse anche, il medico, che se il fendente fosse arrivato poco più al lato il giovane sarebbe morto. Ma per la difesa – rappresentata anche da Pasqualino Federici – il giovane Garau ferì accidentalmente Cappai dopo avergli strappato il coltello dalle mani nel tentativo di difendersi dalla sua aggressione.
Ci sono parecchi aspetti da chiarire, è evidente. Per questo il giudice ha disposto un confronto tra testi le cui versioni contrastano. Successivamente verrà richiesta una nuova perizia medico legale. (na.co.)
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