La Nuova Sardegna

Sassari

Turismo, le ombre di un’estate da record

di Andrea Massidda
Turismo, le ombre di un’estate da record

Lamentele per taxi, wi-fi, concierge e bancomat: al boom degli arrivi spesso non corrispondono servizi adeguati ai tempi

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SASSARI. Segnaletica stradale depistante, trasporti interni più pittoreschi che pratici, ma anche troppi ristoranti e bar dove è impossibile pagare con la carta di credito, taxi con tariffe da nababbi, b&b senza breakfast, località prive di un info point, hotel nei quali il wi-fi è fantascienza. Per non parlare dei sorrisi, che pur essendo gratis a volte non ci sono proprio. Se è vero - come dimostrano chiaramente i dati - che il 2015 nella provincia di Sassari è stato l’anno del grande ritorno dei turisti, non si può negare che questo straordinario incremento di arrivi sia dovuto in parte alle crisi politiche nel Maghreb e a un euro più conveniente rispetto ad altre valute. E che accanto a un numero nemmeno tanto piccolo di imprenditori e commercianti che non ha mai smesso di investire sull’accoglienza e sulla gentilezza, ci sono altri titolari di strutture ricettive e ristoranti che da questo boom improvviso si sono fatti trovare impreparati. Risultato: pur dichiarando amore immenso per il nord ovest della Sardegna, un esercito di vacanzieri chiede più professionalità e servizi al passo coi tempi. Non sono pochi i nord europei pronti a scegliere altre mete. Lo riconosce anche Stefano Visconti, presidente territoriale di Federalberghi e Confcommercio, che illustrando con giusto orgoglio il lusinghiero bilancio di fine stagione, ammette che certe mancanze, sia pubbliche sia private, vanno assolutamente colmate. E così la pensano molti suoi colleghi illuminati.

I numeri. Le cifre elaborate dal centro studi dell’associazione degli albergatori dicono che tanta affluenza non si registrava dal 2007. In sintesi, da maggio a settembre, in provincia il coefficiente di riempimento letti nelle strutture ricettive risulta pari al 69,60 per cento, con 34.344 arrivi dallo Stivale, 80.694 internazionali, 109.738 presenze nazionali e 342.922 straniere. Ce n’è abbastanza per sfregarsi le mani, ma è vietatissimo cullarsi sugli allori.

L’autocritica. «Gli imprenditori del nostro comparto - spiega Visconti - sono sempre critici quando si tratta di individuare le debolezze del sistema. Ma alcune di questo sono ataviche e certo non risolvibili con investimenti privati, come ad esempio il problema dei trasporti, anche interni».

Sommerso. «Da parte nostra - continua Visconti - chi opera abusivamente non forma in modo adeguato i propri dipendenti, che quindi si interfacciano con gli ospiti senza la necessaria cultura dell’accoglienza. In più, non volendo assolutamente far tracciare i propri flussi finanziari, non accetta pagamenti diversi dal contante, creando disservizi immaginabili».

Niente Pos. Un problema rilevato anche da Gianni Russo, titolare dell’Hotel del Golfo, a Platamona, e presidente del neonato Consorzio del Golfo dell’Asinara. «Effettivamente – spiega – sono molti i turisti a lamentarsi della mancanza del cosiddetto Pos nei locali. Specie gli stranieri sono abituati, anche per sicurezza, a non usare contanti nemmeno per pagare un caffè, e si infuriano». Su questo punto interviene anche Massimo Cadeddu, presidente di Confcommercio Alghero.

«Effettivamente questa storia agli stranieri non va giù – conferma –, ma i titolari dei bar dicono che i costi del circuito sono davvero troppo alti rispetto all’entità delle transazioni».

Taxi proibitivi. Un’altra lamentela assai diffusa riguarda il prezzo sproporzionato dei taxi.

Dallo scalo di Fertilia al centro di Alghero si sborsano in media 25 euro, quando da Fiumicino alla stazione Termini (un tragitto di 53 chilometri) la tariffa fissa è di 48 euro. Lo rileva anche Gianni Sini, titolare dell’hotel Bajaloglia, a Castelsardo. «Per il tragitto dall’aeroporto alla nostra struttura si pagano circa cento euro - dice -, sinceramente i nostri clienti preferiamo andarli a prendere.

Ma a parte i trasporti, notoriamente critici, devo riconoscere che non tutti gli albergatori e i gestori di locali danno la giusta attenzione al cliente: talvolta si confonde il concetto di servitù con quello del servizio che va offerto a chi ci porta il benessere, a prescindere da quanto spende».

Concierge. Non aiuta, poi, la carenza del servizio di concierge, che in qualche modo negli hotel potrebbe supplire alla mancanza degli info point (è chiuso persino quello dell’aeroporto).

«Si tratta di un ponte virtuale tra la struttura ricettiva e il territorio circostante – chiarisce Visconti –, ma per molti esercizi oggi ha un costo non sostenibile’ così il servizio viene offerto dal front office del ricevimento. Una necessità divenuta virtù, che spesso dagli ospiti viene evidenziata come carenza. Ma le segnalazioni di disservizi all’esterno delle strutture alberghiere sono tantissime: carenza di trasporto pubblico, decoro urbano a volte non all'altezza di città turistiche, costo dei servizi accessori come ristorazione non sempre in linea con la qualità proposta».

Accoglienza. «La forte stagionalità di cui soffre il nostro prodotto turistico – conclude il presidente di Federalberghi – talvolta genera atteggiamenti da parte dell’addetto ai lavori che travalicano la cultura della buona accoglienza.

Per fortuna, anche da una lettura delle recensioni, si tratta di casi percentualmente poco rilevanti. Il patrimonio più grande di una meta turistica è costituito dagli ospiti: se vanno via delusi diventano i peggiori detrattori del nostro prodotto e finisco per farci una pessima pubblicità» Insomma, combattere il rischio di vanificare quanto di buono è stato fatto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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