Sassari, il vecchio copione della politica
Gli elettori sassaresi chiedevano aria fresca e si trovano in scena il solito noioso spettacolo della spartizione del potere
Forse ci siamo o forse no, niente è certo nella aggrovigliata storia della crisi politica sassarese. La settimana è trascorsa tra incontri, sacrifici personali, scontri, litigi, psicodrammi, accordi stracciati, tentativi di ricomposizione. E forse (mai parola è stata più appropriata per descrivere uno scenario), oggi o domani il sindaco Nicola Sanna annuncerà di avere una giunta. Questo non vorrà automaticamente dire che il primo cittadino potrà contare su una maggioranza coesa, convinta, pronta a ripartire per portare a termine il mandato amministrativo. Vedremo ma intanto una cosa è certa: questa crisi comunale ha superato il segno e non sarà senza conseguenze.
Tutti hanno capito di cosa si è discusso in questi giorni nelle stanze delle trattative per la ricomposizione di una maggioranza consiliare in preda a una crisi di nervi. Adesso è lampante che, qualsiasi cosa accada, a Sassari il potere dei veti incrociati è più forte dei programmi elettorali. Ed è altrettanto evidente che a Palazzo Ducale e nelle sedi del centro sinistra i programmi elettorali sono arretrati sullo sfondo in attesa dell’assegnazione di tutte le seggiole. Eppure, sempre se le parole hanno un senso, il compimento del mandato amministrativo dovrebbe essere il principale se non l’unico obiettivo di chi viene eletto.
In attesa di conoscere la fine di questo capitolo tormentato e poco appassionante della amministrazione comunale, è importante capire cosa ci insegna questa vicenda. A Sassari, oggi nell’occhio del ciclone, ma anche altrove in Italia, è scomparsa la figura del “politico di prossimità”: quello al quale dopo le elezioni ti puoi rivolgere per chiedere conto della soluzione di piccoli e grandi problemi che interessano la comunità. Banalmente si tratta di buche nelle strade, imposte comunali, l’assistenza sociale, acqua, lavoro, qualità della vita. Tutti, nessuno escluso, i protagonisti e le comparse della scena politica sassarese, dovrebbero occuparsi di mantenere le promesse fatte ai propri elettori. E tutti, nessuno escluso, da mesi indossano altri panni e recitano altri ruoli. Sono stati eletti per affrontare e risolvere i problemi della città, ma platealmente perseguono altri obiettivi. Se provi a spiegare che così stanno tradendo le aspettative ti guardano con sufficienza e con il ditino alzato spiegano le loro ragioni, mettono in campo le forze che rappresentano e che meritano una “congrua rappresentanza” in giunta.
Si tratta di ambizioni legittime, se si considera la questione dal punto di vista delle aspirazioni dei singoli e dei rapporti di forza che esistono nelle coalizioni. Il punto è che alla gente questi retroscena non interessano. Gli spettatori hanno pagato il biglietto per assistere a un altro spettacolo, e gli attori lo sanno, tuttavia infliggono al pubblico pagante la replica di un copione vecchio e noioso. Per di più, recitato piuttosto male. Gli attori continuano a calcare la scena senza rendersi conto degli sbadigli che suscitano e, quando se ne accorgono, non se ne curano perché stanno recitando per se stessi e non per il pubblico. Presi come sono dalla loro arroganza e dal loro egoismo, i signori del centro sinistra sassarese non si sono forse resi conto di quanto sia distante la loro visione delle cose da quella di chi li ha messi sulla scena.
Quella fatta nel maggio del 2014 dagli elettori che si fidarono di Nicola Sanna e della sua coalizione, fu una scelta che non conteneva solo un mandato amministrativo, ma anche una precisa investitura politica: superare le vecchie logiche delle appartenenze, portare una ventata di aria fresca nelle stanze del potere, abbattere i muretti a secco delle “chiudende politiche” gestite dai soliti noti. Questo era, oltre a quello della soluzione dei problemi immensi e minimi della nostra città, lo spettacolo nuovo che sedici mesi fa i sassaresi volevano vedere. Da domani chi salirà sulla scena della amministrazione Sanna, compreso il sindaco, dovrà recitare un altro ruolo per convincere i sassaresi di non essersi sbagliati.
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