La Nuova Sardegna

Sassari

Enel Energia, c’è l’inchiesta penale

di Nadia Cossu
Enel Energia, c’è l’inchiesta penale

Atti in Procura dopo la condanna civile per “lite temeraria” La società non rispettò un preciso ordine del giudice

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SASSARI. Ora c’è anche l’inchiesta penale. Dopo la clamorosa sentenza di condanna in sede civile, la Procura di Sassari sta indagando per capire se nella condotta “temeraria” di Enel Energia possa essere ravvisata un’ipotesi di reato specifico relativa all’inottemperanza a un ordine del giudice. Enel Energia, nelle more del giudizio, non avrebbe infatti dovuto depotenziare la fornitura di elettricità alla famiglia Pala (come aveva disposto il giudice) e invece lo ha fatto.

La storia. Alcuni giorni fa il giudice Cinzia Caleffi ha disposto la risoluzione del contratto di fornitura di energia elettrica tra il cittadino sassarese Alfredo Pala ed Enel Energia, per inadempimento di quest’ultima che non aveva provveduto a installare il contatore elettronico per differenziare i consumi. Pala si era rivolto agli avvocati Franca Lendaro e Anna Ganadu dopo aver ricevuto fatture altissime (quasi ottomila euro). Importi non dovuti. D’altronde nel 2009 aveva scelto di passare alla tariffa bioraria di Enel Energia per risparmiare, non certo per pagare di più. Ma nel 2012, a distanza di tre giorni l’una dall’altra, ecco arrivare due bollette dagli importi vertiginosi: 6326 euro la prima, 1600 euro la seconda. Eppure Pala aveva sempre pagato regolarmente, non era moroso. Immediatamente era partita la contestazione alla quale Enel Energia aveva risposto via raccomandata preannunciando la sospensione del servizio e la risoluzione del contratto entro il termine di 10 giorni, se il cliente non avesse pagato. A quel punto gli avvocati Lendaro e Ganadu avevano chiesto un provvedimento d’urgenza al giudice che lo aveva accolto sospendendo l’efficacia dell’avvertimento del gestore.

Il giudizio di merito. L’utente, nel frattempo, ha avviato il giudizio di merito e proprio nelle more Enel Energia ha annullato le due fatture contestate ma per tutta risposta ne ha emesso una terza dello stesso ingiustificato importo: 6200 euro. Nuova contestazione, ulteriore richiesta di provvedimento d’urgenza al giudice che vieta a Enel Energia di depotenziare la fornitura di energia alla famiglia Pala. Ma la società – eludendo il provvedimento della Caleffi – non “obbedisce”. Da qui la richiesta dei legali di una verifica della condotta.

La condanna. Il giudice civile rileva la “lite temeraria” e trasmette gli atti in Procura: il gestore non rispettando l’ordine ha provocato un “inutile dispendio di attività processuale”. Per questo la società è stata condannata a pagare 21mila euro. Una somma dovuta proprio per gli ulteriori esborsi che Alfredo Pala ha dovuto sostenere per portare avanti il processo civile: anticipi vari, spese legali. La richiesta di un secondo provvedimento d’urgenza, ad esempio, ha richiesto un anticipo di denaro non indifferente.

Il risarcimento in sede penale. La vera aspettativa sarà in sede penale. Qui Alfredo Pala, che è già stato sentito dalla polizia giudiziaria, potrà costituirsi parte civile e ottenere – se il giudice lo riterrà opportuno – il risarcimento del danno per le conseguenze di questo iter processuale così lungo.

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