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Sassari

Il caso negozi nel centro storico La protesta: «Vincoli medievali»

di Barbara Mastino
Il caso negozi nel centro storico La protesta: «Vincoli medievali»

Il gruppo politico Prospettive denuncia: chi apre deve avere un locale di minimo 70 metri quadrati Discriminazioni penalizzanti: «Nelle zone esterne ne bastano 40, questo e altri limiti vanno annullati»

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OZIERI. Troppi i limiti comunali imposti agli esercizi commerciali del centro storico. A lamentarsene è il gruppo politico-culturale “Prospettive” che in una nota di uno dei suoi portavoce, Marco Peralta, si appella all’amministrazione affinché apporti alcune semplici ma sostanziali modifiche al piano di regolamentazione delle autorizzazioni. Nel mirino delle critiche c’è soprattutto il limite minimo di spazio necessario per aprire un esercizio commerciale, che nel centro storico è di 70 metri quadri a fronte dei 40 richiesti in altre zone della città. Una scelta «illogica – dice Peralta – posto che nelle zone esterne al centro storico gli spazi sono in genere più ampi o comunque realizzabili ex novo con metrature più ampie». «È evidente – dice Peralta
– che tali parametri penalizzano fortemente sia chi intenda intraprendere un’attività in tale ambito, sia i proprietari di locali del centro storico, che rimangono sfitti e inutilizzati e ciò in controtendenza con le politiche attuali di recupero di tali immobili, tese ad arrestarne il degrado architettonico e il decadimento demografico». Lungi dal favorire il recupero e il ripopolamento del centro storico, che invece potrebbe essere supportato anche con ritocchi alle tasse comunali, quindi, il Comune di Ozieri tarpa le ali ai commercianti, sia quelli che intendono aprire bottega ex novo sia coloro che operano già sul campo.

«A costoro – propone invece Marco Peralta – deve essere permesso di poter espandere la propria attività concedendo, ad esempio, di poter usufruire di maggiori spazi di occupazione senza aumentare il costo delle tariffe. Ciò potrebbe altresì generare un buon indotto di occupazione in termini di maestranze e servizi». “Prospettive” propone quindi di rivedere completamente il piano di regolamentazione, che oltre a essere «anacronistico» ha delle regole che stridono con le proprie stesse premesse. «L’articolo 1 del piano – fa notare infatti Peralta – prevede la “valorizzazione delle attività di somministrazione, la concorrenza e la libertà d’impresa” nonché il miglioramento della “funzionalità e produttività del servizio di amministrazione”: premesse che, in realtà, nelle norme successive vengono disattese».

In tempi difficili come quelli attuali, in cui le attività economiche languono o, come dice ancora Peralta, «si barcamenano tra pressione fiscale crescente e incombenze burocratiche sempre più impegnative», il piano approvato nel 2007 e modificato nel 2014 «concorre non già a semplificare le cose ma a complicarle, limitando l’esercizio dell’impresa». L’associazione Prospettive chiede quindi che tali limiti vengano completamente annullati e «che si dia dunque modo a chiunque voglia intraprendere un’attività in tale campo di poter “aprire bottega”, senza sottostare a vincoli di sapore medievale, anacronistici e penalizzanti. Ovviamente il tutto nel pieno rispetto delle normative igienico-sanitarie».

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