Omicidio stradale, non si risolvono i problemi sociali soltanto innalzando le pene
«Ogni giorno si combatte sulle strade del mondo una guerra sempre più cruenta»: l’intervento del diritto penale è pertanto necessario e doveroso, ma non basta
Come osservava un grande penalista, Ferrando Mantovani, «ogni giorno si combatte sulle strade del mondo una guerra sempre più cruenta»; e l'incidente stradale viene attribuito, per l'80-90% dei casi alla colpa dell'uomo, come causa unica o in concorso. Nel 2013 - sulla base di una stima dell'Istat - si sono verificati in Italia 182.700 incidenti stradali con lesioni. Il numero dei morti, entro il trentesimo giorno, è pari a 3.400, mentre i feriti ammontano a 259.500.
L'intervento del diritto penale è pertanto non solo necessario ma doveroso. In realtà già esistono norme nel codice penale dedicate alla criminalità stradale: nel 2008 sono state inasprite le pene dell'omicidio colposo (art. 589 c.p.) con pene che possono già oggi arrivare fino a 15 anni. E i tribunali talora riconoscono, nei casi più gravi, l'omicidio volontario (art. 575 c.p., reclusione non inferiore ad anni 21) nella forma del dolo eventuale (c.d. accettazione del rischio).
Quale l'esito di queste previsioni? La risposta è sotto gli occhi di tutti. Con i provvedimenti in via di approvazione, l'omicidio stradale colposo diventa reato a sé (analogamente per le lesioni), graduato su tre varianti: resta la pena già prevista oggi (da 2 a 7 anni) nell'ipotesi base; la reclusione sale (fino a 12 anni) per chi uccide una persona guidando in stato di ebbrezza grave o sotto effetto di droghe; sarà invece punito con la reclusione da 5 a 10 anni l'omicida con minore tasso alcolemico o autore di condotte pericolose come eccesso di velocità, guida contromano, infrazioni ai semafori, sorpassi e inversioni a rischio. Fin qui il livello sanzionatorio non aumenta granché (anzi): è il sistema delle aggravanti (per autisti di mezzi pesanti, e per i casi di fuga del conducente, di guida senza patente o senza assicurazione) a innalzare le pene (fino a 18 anni).
Quale potrà essere il risultato della riforma proposta? Innanzitutto non è semplice fare prevenzione su comportamenti imprudenti (di cui tutti possiamo essere protagonisti). Si è osservato che per comporre un numero di telefono (o cercare un nome sulla rubrica) occorrono almeno 7 secondi, in cui si distolgono gli occhi dalla strada; a 50 km/h così si percorrono 98 metri, a 100 km/h quasi 200 metri: e con sms, selfie o social, crescono i tempi, i metri e i pericoli. Premesso dunque che la prima prevenzione potrebbe essere esercitata anche da chi accompagna il guidatore, sarà indispensabile una maggiore sensibilizzazione, e soprattutto superiori controlli sulle strade e relativi mezzi per effettuarli (questo è il nodo fondamentale).
In sistemi giuridici differenti dal nostro sono state introdotte pene shock (week end in un pronto soccorso). E ancora andrebbero aumentati i casi di ritiro e sospensione della patente, fin dalla prima infrazione: nessuna clemenza con chi guida ubriaco (buona idea la revoca della patente fino a 30 anni). La responsabilizzazione deve investire le istituzioni: la concausa dell'incidente consiste spesso nella pericolosità delle strade, mal progettate e mal tenute, anche in città, dove le vittime sono spesso i passanti. C'è una disposizione nel codice penale con un alto significato sociale e di monito, l'art. 40 comma 2: «Non impedire un evento, che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo». Questa norma rende possibile contestare, a titolo di concorso, all'istituzione garante lo stesso reato commesso dall'autore.
Non si può pensare di risolvere i problemi sociali solo innalzando le pene o creando nuovi reati: servirà forse a tacitare le coscienze e a dare un'idea di maggior sicurezza; ma solo un'idea e di breve durata. E allora introduciamo pure la fattispecie di omicidio stradale, per punire ancor più severamente chi per assurde imprudenze stronca l'esistenza di tante povere vittime. Ma rendiamoci conto che la strada è solo all'inizio.
* Ordinario di Diritto penale Università di Sassari
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