I quiz televisivi e la storia sarda (e non solo) che i superlaureati ignorano

Un panorama di Sassari

Partecipano ai giochi in tv e dimostrano di non sapere cose che un tempo erano ben note a un alunno di scuola elementare. Le memorie sassaresi di Manlio Brigaglia

Tra gli spettacoli d’intrattenimento della tv ce n’è uno che a quelli della mia generazione (e anche a quelli di qualche generazione precedente) suscita un sentimento che sta a cavallo fra lo sbalordimento e l’ilarità. È una specie di spettacolo a quiz in cui almeno metà dei concorrenti sono laureati (e laureati in discipline particolarmente complicate, tipo ingegneria nucleare, scienza dell’alimentazione vegana, agricoltura all’acqua ponica e così via) e però, quando glielo chiedi, non sanno, mettiamo, chi era Cleopatra o chi era Cicerone.

Gente di cui un ragazzo che avesse fatto la quinta elementare, ai miei tempi (o magari la sesta, che era una specie di quinta elementare supplementare), era obbligato a conoscere vita, morte e qualche miracolo.

La materia in cui questi iperlaureati sono massimamente ignoranti è la storia. Come fai, allora, a raccontare a un sassarese la storia di un paio e qualcosa di secoli fa quando Sassari, e soprattutto il suo hinterland, credendo di essere maltrattate dai signori che erano saliti al governo a Cagliari avevano deciso di distaccarsene ed erano arrivate addirittura a firmare davanti a notaio e a depositare presso le Tappe d’Insinuazione (che sarebbero gli Uffici del Registro di allora) gli Atti pubblici con cui si univano in alleanza?

Si sa come andò a finire la storia: prima Cagliari mandò su un esercito di contadini (erano 13.800 quando arrivarono sotto le mura di Sassari) ed espugnarono la città, profittando anche che i baroni cattivi e dissidenti se n’erano fuggiti. Ma poi, accortisi che quelli che ne facevano a piedi e a cavallo erano i padroni cagliaritani, organizzarono una marcia su Cagliari che però, ahimè, non andò a buon fine.

Dall’anno di quel fallimento c’è sempre qualcuno che sogna di poter fare questa marcia su Cagliari e liberare il Settentrione della Sardegna dai cattivi governi.

Anzi, per chi ha desiderio di buone letture, consiglio “La marcia della fame”, un libro scritto verso il 1955 da uno dei personaggi più popolari della Sardegna del Novecento, l’avvocato bonorvese Giovanni Antioco Mura. Dove si raccontava, appunto, di una marcia di disperati su Cagliari e dell’occupazione della Grande Nemica.

Ogni volta che leggo nei titoli del giornale questa cosa dell’Area metropolitana penso a quella storia che i superlaureati non sanno e che l’avvocato Mura sapeva immaginare con tanto fantasioso realismo.

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