Riti e leggende del passato nel libro “Ballo con le janas”
BONORVA. “Il ballo con le janas” è il titolo dell’ultimo libro di Tonino Oppes, per le edizioni Domus de janas. Arricchito dai disegni di Daniele Conti, sarà presentato domani a Villanova Monteleone,...
BONORVA. “Il ballo con le janas” è il titolo dell’ultimo libro di Tonino Oppes, per le edizioni Domus de janas. Arricchito dai disegni di Daniele Conti, sarà presentato domani a Villanova Monteleone, l’8 a Giave, il 13 a Cossoine, il 20 a Bonorva.
L’autore cura da qualche tempo una grande passione per le tradizioni e la cultura popolare e trasmette nei suoi libri il sapere dei “vecchi” per la felicità dei più giovani che sulla traccia di racconti affrontano un viaggio tra i miti dell’infanzia, fruga tra le tante storie che, un tempo, gli anziani raccontavano ai bambini che ascoltavano incantati. Racconti e rapporti che creavano un filo invisibile che univa i grandi ai più piccoli e ora rischia di spezzarsi perché nessuno racconta più.
Le leggende che hanno animato a lungo le sere d’estate o le fredde notti d’inverno, davanti al caminetto rivengono a galla e con esse risale anche un pizzico di nostalgia. Il libro stavolta ci riporta alle Janas, (“sas fadas”) che abitavano in quasi tutta l’isola. Avevano case bellissime, scavate nel calcare o nella roccia granitica. Lavoravano tutto il giorno su comodi telai, e cantavano. Nei giorni di festa si recavano nelle piazze dei paesi a ballare per tutta la notte. Qualche volta s’intrattenevano con gli uomini, ma non potevano innamorarsi. “Il ballo con le janas” , scritto con molta semplicità ci guida verso vecchie istantanee di 40, 50 anni fa, quando, anche nel villaggio più sperduto, si formava la comunità del racconto, formata da intere famiglie del rione che si radunavano intorno al vecchio novelliere per “Scoprire che… un tempo la biscia camminava dritta finché la sua superbia è stata punita, che Rebeccu era un grosso centro del Meilogu-Costaval che ha improvvisamente rischiato di scomparire, qualcuno dice per colpa della maledizione di Donoria, figlia ribelle del feudatario”.
Un’altra città, Oristano, per volere di Zulemma, figlia prediletta di un sultano ucciso durante un assalto a Tharros, che nasce per amore ed è costruita in uno stagno che sembrava tutto d’oro. Con questa tante altre storie come quella del monte dedicato alla dea Minerva, della cupa voragine di Mamuscone, delle terribili musche maghedde, che custodivano i tesori di janas ricchissime, come quelle che abitavano a Pedra Mendarza, nella campagna di Giave. E ancora la misteriosa origine dell’isola. Infine il gran ballo.
Il libro ha una narratrice d’eccezione: la jana Tidora, tornata in mezzo agli uomini perché ha paura d’essere dimenticata. La sua voce lieve si alterna al ricordo dei vecchi narratori del paese che, prima dell’avvento della televisione, intrattenevano i bambini con leggende piene di magia e di terrore, con racconti di uomini avari trasformati in pietra e di tesori nascosti che nessuno ha mai trovato. Questo accadeva fino ad alcuni decenni fa, al tempo delle janas.
Emidio Muroni
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