il caso
Il palo Telecom pende sul cancello di casa: nessuno interviene
di Salvatore Santoni
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Il palo che pende sull'abitazione di Giovannino e Maria Cagnoni a SorsoSorso, vittima dell’incredibile vicenda una coppia di anziani. Inutili le proteste: la situazione va avanti da vent’anni
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SORSO. «Ti racconto la mia odissea», non è soltanto un modo di dire. Lo sanno bene i coniugi Cagnoni, che nella loro casa a Porchile, nel litorale di Sorso, convivono da circa vent’anni con una situazione che ha dell’incredibile. Si tratta di un palo sbilenco della Telecom, piantato all’interno della loro proprietà, che mostra evidenti segni di cedimento. Il sostegno si inclina anno dopo anno, ma nessuno interviene. I tentativi di farlo sostituire, intrapresi dalla famiglia nel tempo, sono stati vani. E il palo ora sta in piedi – per così dire – sopra le teste dei residenti come una ghigliottina pronta a scattare. «Abbiamo richiesto più volte l’intervento di tutte le autorità: vigili del fuoco, vigili urbani, carabinieri, amministrazione comunale, la stessa Telecom. Ma niente, il palo non è mai stato sostituito», racconta Giovannino Cagnoni.
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L’odissea della famiglia sorsense va avanti da circa vent’anni. Ma c’è stato un momento, tempo fa, nel quale la famiglia pensava di avere in mano la soluzione del problema. «Siamo riusciti a far intervenire i tecnici della Telecom – continua la moglie Maria - che hanno bonificato alcuni cavi, semplicemente tagliandoli e lasciandoli penzolanti. Ero convinta che venissero a sostituire il palo, e invece niente. A quel punto ho chiesto spiegazioni e mi è stato risposto di non preoccuparmi, e che se il palo dovesse arrecare danni allora l’azienda pagherebbe il dovuto». La donna è rimasta perplessa: «non credevo alle mie orecchie: e se mi casca in testa, che me ne faccio del risarcimento?».
La famiglia le ha provate davvero tutte, a parte le vie legali. «Non sappiamo più a chi rivolgerci – continua la donna - è una situazione esasperante che va avanti da troppo tempo. Siamo costretti a utilizzare l’entrata secondaria, anche per gli ospiti». Ormai il palo sghembo fa parte della loro vita, tanto da comparire anche nell’album di famiglia. Sì perché, negli ultimi vent’anni i Cagnoni hanno festeggiato le nozze della loro figlia, e il monolite di legno, oltre a costringere gli invitati a utilizzare l’entrata secondaria, è diventata la mascotte della casa, con tanto di comparsa nell’album fotografico delle nozze. «Abbiamo paura a far entrare le persone dal cancello principale, soprattutto i bambini», sottolinea la signora Maria.
A guardare l’inclinazione, il palo sembra sfidare le leggi della fisica. «La base è marcia – taglia corto l’uomo – e non capisco come faccia a stare ancora in piedi». Ma non è tutto, perché la linea che passa nella proprietà dei Cagnoni è la stessa che conduce il cavo telefonico nella lottizzazione interna. Il raccordo posto sulla testa del palo ha ceduto, e di conseguenza la linea è diventata ad altezza d’uomo per altre decine di metri. Dopo alcuni fax e telefonate di protesta fatti all’azienda, la famiglia Cagnoni hanno chiesto aiuto alle istituzioni, restando però rimasti incastrati nel classico rimpallo di competenze. «Speriamo che qualcuno intervenga – concludono i coniugi - prima che si faccia male qualcuno».
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