Sassari, mezzo milione al re delle rimozioni. Dopo 30 anni
Arriva il primo risarcimento per Luigi Silanos, vari enti gli devono milioni per la custodia di migliaia di mezzi
SASSARI. Poco più di mezzo milione di euro. Che gli permetteranno di continuare la sua battaglia. Non festeggia Luigi Silanos per i primi soldi che, dopo una vertenza pluridecennale con tutte le articolazioni dello Stato entrano nelle sue casse.
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La storia. Eppure sono ossigeno puro per l’ultrasettantenne, che con le sue sole forze è riuscito ad uscire immacolato da una durissima procedura fallimentare, che rischiava di travolgere quel che rimaneva del suo piccolo impero, creato su in 50 anni di felici intuizioni e durissimo lavoro. «È rimasto davvero poco – sottolinea l’imprenditore arrivato a dare lavoro a più di 120 persone contemporaneamente – ma tutti i miei dipendenti sono andati in pensione senza aver perso un giorno di contributi. Molto di quello che mi era stato tolto e messo all’asta l’ho ricomprato con i miei soldi. Pago 20mila euro al mese di rate con Equitalia. E ho recuperato un po’ di voglia di continuare a battermi».
Dodici milioni. I 585mila euro che il Comune di Sassari gli deve versare entro il mese di dicembre sono infatti solo l’antipasto. Di una storia che lascia col fiato sospeso. Che vale 24 miliardi di lire, 12 milioni di euro, che istituzioni ed enti pubblici devono all’imprenditore sassarese da decenni. Già, perché sia la Regione sia il Comune di Sassari sia le forze dell'ordine, per conto delle quali Silanos ha custodito migliaia di auto e altri veicoli finiti sotto sequestro fin dagli anni 80, hanno nei suoi confronti un debito straordinario.
Le carcasse. Una vita costruita sulle “carcasse”, quella di Luigi Silanos. Che contemporanemente, con due concessionarie Alfa Romeo, dava lavoro a 120 persone. La sua società aveva in appalto dall'Aci, in quegli anni praticamente monopolista del settore, il soccorso auto. Le macchine venivano trainate sino a un primo deposito vicino al cimitero di Sassari, al quale in seguito si è aggiunta una seconda, vastissima, area lungo la strada fra il capoluogo e Porto Torres.
Niente soldi. Le auto abbondano, ma i soldi non arrivano, mai. Silanos, nonostante le sue attività vandano a gonfie vele, comincia ad avere problemi. «Nello stesso tempo mi è stato bloccato l'appalto per la gestione del Lido Iride a Platamona – racconta – Le banche, venute a conoscenza della situazione, hanno revocato fidi e prestiti. E, come una valanga che rotola e si ingrossa, tutto salta per aria». Iniziano le battaglie giudiziare, le procedura fallimentari. «E intanto nessuno mi dava quella montagna di soldi che avevo anticipato per gli enti pubblici». Silanos però combatte: «E alla fine sono stato assolto da ogni accusa. Sono uscito fuori dall’incubo del fallimento, pulito, senza un centesimo di debiti. Ma è stata dura».
La transazione. A dargli un po’ di ristoro arrivano ora i 585mila euro del Comune di Sassari, frutto di una transazione approvata dalla giunta lo scorso 2 dicembre e che ora (essendo un debito fuori bilancio) dovrà passare rapidamente in commissione e poi in consiglio comunale, arrivata dopo una lunga battaglia giudiziaria conclusa con una sentenza della Corte d’Appello di Cagliari dello scorso 17 giungo, che riconosceva a Siilanos un credito di 675mila euro per la custodia dei vicoli senza targa rimossi per contro di Palazzo Ducale dal 1989 al 1996. Una battaglia giudiziaria che rischiava di allungarsi, visto che il Comune era pronto ad andare in Cassazione e alla fine da Silanos è arrivata la conveniente proposta di transazione, subito accolta.
Lo sconto. «Gli ho fatto 100mila euro di sconto – spiega l’imprenditore – perché di questi soldi avevo bisogno. Perché io i miei debiti li ho sempre pagati fino all’ultimo euro. E continuerò a farlo attendendo che qualcuno si faccia finalmente avanti per onorare i tanti crediti che continuo a vantare. La giustizia, pur con le sue lentezze, alla fine non può che darmi ragione. Ho dovuto aspettare di superare i 70 anni. Vedere il mio lavoro distrutto, insieme a una quantità incredibile di valore. Buttato via senza un perché. Ma io non mi fermi comunque. Per me, per la mia famiglia. Ma soprattutto perché ho ragione. E chi ha torto prima o poi pagherà».
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