Cantieri a rilento: la città è paralizzata
Lavori ovunque e la consegna dell’opera slitta a primavera. L’assessore: «Ottenuta la proroga dei finanziamenti»
SASSARI. Questi i buoni propositi: «Entro il 31 dicembre dobbiamo chiudere tutti i cantieri, altrimenti i finanziamenti sono a rischio». E ancora: «Potenzieremo le squadre in campo, in modo da accelerare i lavori. È iniziata la corsa contro il tempo».
Parole dell’assessore alla Viabilità urbana Antonio Piu neanche un mese fa.
Ieri mattina la situazione delle piste ciclabili era questa: cantieri deserti, marciapiedi per aria, lavori in alto mare. Operai in azione solo nel tratto di viale Italia. In via Duca degli Abruzzi tutto sembra fermo, in viale Dante non è stata spostata neanche una mattonella, stesso discorso in via Washington. Quindi il traguardo del 2015 è certamente da far slittare di parecchi mesi, e la prospettiva dell’amministrazione adesso si sposta a primavera.
Ma tutto questo comporta delle conseguenze pesanti per la città. Il grosso problema non riguarda tanto le vie dove gli smantellamenti non sono cominciati e non ci sono i restringimenti di corsia. I disagi continuano ad avvertirsi, dove le recinzioni invadono l’asfalto e trasformano l’asse stradale in un budello che si ingolfa di traffico. E questo accade puntualmente in via Duca degli Abruzzi e ancora di più in viale Italia. Ora che il Natale è alle porte, percorrere viale Italia sta diventando un incubo. E la circolazione ne risente in tutte le arterie limitrofe, da via Manno, all’Emiciclo, a viale Mancini. Le piste ciclabili per ora stanno srotolando un lungo scontrino di disagi, che forse Sassari in questo periodo critico poteva anche risparmiarsi. «I lavori non potevano iniziare nel 2016 – dice l’assessore Antonio Piu – per fortuna siamo riusciti a mettere in salvo i finanziamenti perché abbiamo ottenuto una proroga a tutto il 2016 che non era scontata. Se la Regione ce l’ha concessa è solo perché in questo mese e mezzo abbiamo portato a compimento il 35 per cento dei lavori». Però le ambizioni iniziali erano molto differenti, e tra il 35% e il 100% c’è un abisso. «Ci sono stati dei ritardi nella consegna del pavimento architettonico, quindi il cronoprogramma è saltato. Dopo che abbiamo ottenuto la proroga, ci siamo concentrati sulle vie che costituiscono la priorità». Tra queste c’è senza dubbio viale Italia, dove la pista ciclabile è stata contestata sin dal principio come una spiacevole invasione nello shopping. «Viale Italia è il cantiere da chiudere nel più breve tempo possibile. Le squadre sono concentrate lì. Io sono perfettamente consapevole delle difficoltà e dei disagi che stiamo creando, ma resto sempre del parere che si tratta di un sacrificio che val la pena di affrontare per tutti i benefici che avremo in futuro. È la stessa esperienza che abbiamo vissuto con la metropolitana di superficie, con i sottoservizi del centro storico e con tutti gli interventi fatti per migliorare la città. Si stringe i denti adesso per vivere meglio poi».
E dopo viale Italia sarà la volta di via Verona, dove il cantiere è a buon punto. E il segmento successivo sarà quello di via Duca degli Abruzzi.
Forse però la proroga dei finanziamenti, come accade nel 90 per cento delle opere pubbliche, è un passaggio pressoché automatico. E un anno in più di tempo per chiudere l’opera avrebbe consentito una pianificazione dei cantieri meno caotica e più ragionata.
Non ha alcun senso infatti aver spaccato strade e marciapiedi da mesi, sottraendo spazi alla viabilità, alla circolazione pedonale, e cancellando parcheggi in zone densamente abitate come via Duca degli Abruzzi. La logica avrebbe voluto l’apertura di uno o due cantieri, il tour de force delle squadre su quei segmenti di pista ciclabile, e i disagi concentrati nello spazio e nel tempo. Non vedere mezza città smantellata e i troppi cantieri deserti, avrebbe reso tutto molto più sopportabile.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
