I negozianti hanno paura: «Viviamo in un ghetto»
Al calare del sole furti sulle auto e risse tra ragazzini sono all’ordine del giorno Dopo la rapina alla Cobec i commercianti chiedono aiuto: «Non abbandonateci»
SASSARI. Furti sulle auto in sosta quasi ogni sera, gang di ragazzini e ragazzine che - spesso sotto l'effetto di alcol e droghe - trasformano il porticato e la piazza intorno alla Colonna Mariana in un ring dentro al quale l'unica regola è la violenza. Poco più giù, nella parte bassa del Corso, bande di stranieri di diverse nazionalità si affrontano - indisturbati - per il controllo del territorio.
Intorno alle 20, quando le poche attività commerciali sopravvissute alla crisi tirano giù la serranda, piazza Mazzotti diventa terra di nessuno. L'enorme parcheggio, con le sue tante vie di fuga laterali, da dopo il tramonto non è il luogo ideale per fare due passi.
Sabato scorso l'escalation di violenza: due rapinatori armati e mascherati hanno fatto irruzione in pieno giorno nel supermercato Cobec-Sigma. Pistola in faccia ai due commessi, hanno seminato il terrore e poi sono fuggiti con l’incasso della mattinata.
«Siamo abbandonati a noi stessi - commenta la titolare del Bar Duomo - la sera quando vanno via i negozianti e si chiude il portone della cattedrale abbiamo paura». Cittadini e commercianti si sentono presi in giro dalla politica, ritenuta la principale responsabile del degrado che regna in questo angolo di centro storico. Gli abitanti del vecchio palazzone con il porticato, che si estende su due lati della piazza, prima di Natale hanno messo mano al portafoglio e, per sentirsi più sicuri, hanno fatto installare un sistema di videosorveglianza che controlla gli ingressi del palazzo e quello del cortile con i posti auto. L’investimento del condominio potrebbe aver già dato i suoi frutti: nelle immagini registrate dalle telecamere a circuito chiuso, sequestrate dai carabinieri dopo la rapina, ci sarebbero i volti dei due rapinatori entrati in azione sabato all’ora di pranzo. «Ma le telecamere non bastano - spiega Barbara Cattari, titolare dell’omonima gioielleria aperta dai genitori 35 anni fa - serve più controllo da parte delle forze dell’ordine». La serranda accanto è quella della frutta e verdura. Succede spesso, soprattutto nel fine settimana che tra bicchieri, bottiglie abbandonate e resti di cibo, la titolare per tirarla su debba indossare i guanti.
«Non voglio puntare il dito contro i gestori del circolo che c’è qui dietro - spiega la fruttivendola Maria Grazia Merella - però la situazione sta diventando insostenibile. Ormai siamo abbandonati anche di giorno - aggiunge - un tempo avevamo almeno la visita quotidiana dei carabinieri e dei poliziotti di quartiere, per noi commercianti erano diventati un punto di riferimento, ora sono spariti e qui non si vede più nessuno. Io la sera ho paura - conclude la fruttivendola - meno male che c’è sempre Abù, l’ambulante senegalese che espone la sua merce qui davanti, che è sempre gentile e pronto a darmi un mano in caso di bisogno. Senza di lui sarei terrorizzata».
Non vive tranquillo neanche l’edicolante che la sera va via quando c’è ancora movimento, ma la mattina è il primo che apre, quando la piazza è ancora immersa nel buio.
«Un po’ di paura ce l’ho - ammette Massimo Pistidda - per qualche giorno, il periodo scorso, la piazza è stata in balia di un nomade alcolizzato che terrorizzava i passanti, ma nessuno è intervenuto. Una ragazza è stata anche inseguita e minacciata - conclude l’edicolante - se passasse qualche volante ogni tanto vivremmo più tranquilli». Chi ha conosciuto epoche ben più felici per piazza Mazzotti e, il centro storico in generale, è Bruno Giordano, 71 anni, titolare della storica pizzeria che porta il suo nome, aperta nel 1985. «In trent’anni è cambiato tutto - spiega - ma un degrado come quello di oggi non si era mai visto. La gente che vive qui è alla fame - continua - sempre più spesso entrano persone che mi supplicano di regalargli una pizza, perché non hanno neanche i soldi per una Margherita». Per Marco Pisano, della farmacia che fa ad angolo con il Corso, quello che sta accadendo in questo spicchio di città non è casuale. «È la politica che ha creato un ghetto in questa zona del centro - spiega - radunando qui tutti gli stranieri. Ora la notte le strade sono nelle loro mani. A dire queste cose si corre il rischio di essere fraintesi e accusati di razzismo - aggiunge - la verità è che ci sono bande di pachistani, nigeriani e senegalesi che si odiano tra di loro e si fanno la guerra ma nessuno interviene». In questo scenario da brividi c’è anche chi pochi mesi fa ha scommesso sulla piazza e ha aperto una vineria. «Vogliamo dare un segnale positivo - spiega Maria Antonietta Marras del Gusto wine bar - vogliamo organizzare delle serate musicali e degli eventi, la piazza deve riprendere a vivere».
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