Vandalismo e violenza, bande che si divertono a distruggere
SASSARI. Tiro alla vetrina, il nuovo esercizio senza senso dei vandali che agiscono indisturbati, per niente preoccupati dal fatto che le loro incursioni possano essere riprese dalle telecamere di...
SASSARI. Tiro alla vetrina, il nuovo esercizio senza senso dei vandali che agiscono indisturbati, per niente preoccupati dal fatto che le loro incursioni possano essere riprese dalle telecamere di qualche attività commerciale. Bande modulari.
Da tempo le azioni vanno avanti e i segni sono ben visibili sulle vetrine dei negozi, di quelli chiusi per effetto di una crisi che ha fatto abbassare definitivamente le serrande, ma anche e soprattutto di quelli in attività. Ogni mattina i commercianti scoprono una nuova lesione, quella ragnatela che si allarga a dismisura dopo essere comparsa timidamente con un buco provocato con un oggetto appuntito o magari con una pietra.
«Abbiamo segnalato più volte quello che accade la notte per le vie del centro – ha spiegato ieri uno dei commercianti, preoccupato anche dagli ultimi avvenimenti – e ci aspettavamo qualche risposta concreta. In realtà non è successo assolutamente niente: i vandali agiscono senza soluzione di continuità, le liti tra giovanissimi che degenerano in risse sono frequenti. E nessuno si interroga su che cosa c’è dietro, perché tutto questo accade. Con l’aggravante che stiamo parlando del centro della città e non dell’estrema periferia».
In effetti, i danni alle vetrine si sommano agli altri atti vandalici: fioriere, panchine, arredi vari. E poi le incursioni “fantasiose” come quella che ha portato qualcuno a bloccare lo scarico della fontana di piazza d’Italia con l’involucro di un grosso petardo: l’acqua per giorni è fuoriuscita invadendo la piazza e scivolando lungo viale Umberto.
I residenti aggiungono ai danni anche altri elementi: «La sporcizia davanti all’ingresso delle abitazioni, rifiuti abbandonati dopo avere consumato pizze e panini, bottiglie di birra e superalcolici. E poi i portoni e gli ingressi trasformati in gabinetti pubblici. Una storia cominciata da tempo e che si sta aggravando sempre più».
É evidente che serve un piano organizzato, una strategia che non coinvolge solo le forze dell’ordine ma anche chi- a vario titolo - amministra la città, per restituire tranquillità alla popolazione.
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