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Sassari

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PARLIAMONE - Il volto normale della violenza

Daniela Scano

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La banalità del male ha la fisionomia di un ragazzo che cerca una preda al Corso. Di averci involontariamente mostrato il suo volto e la sua tecnica, e solo di quello, dovremmo essere grati al ventiduenne arrestato dalla polizia con l’accusa di essere l’autore del violento scippo ai danni di una signora di 82 anni. Una nonna che lui seleziona perché è la più vulnerabile e quindi la più inoffensiva tra le tante donne che scruta lungo il corso Vittorio Emanuele, scartando quelle più giovani che potrebbero opporgli resistenza. Questo perché il male, oltre che banale, a volte è anche vigliacco come questo ventenne alle prese con i debiti maturati con gente poco raccomandabile che aveva cominciato a frequentare. Personaggi loschi ma con una certa “deontologia” se è vero che, dopo averlo visto offrire il volto alla telecamera della video sorveglianza, i creditori lo avevano minacciato per il suo gesto infame. Terrorizzato al punto che l’arrivo dei poliziotti gli deve essere sembrata la salvezza.

Il male, dunque, può avere il volto insignificante di un ragazzo incensurato alle prese con un debito da saldare in fretta e di cui non può parlare in famiglia. Così i genitori, descritti da tutti come bravissime persone, hanno scoperto contemporaneamente che il loro figlio era invischiato in brutte storie e che era diventato un delinquente. Ora, nei social network diventati la piazza virtuale della città, c’è chi invoca punizioni esemplari e quasi tutte corporali per il ragazzo del video. Dopo lo sfogo verbale e il “mi piace” d’ordinanza si passa ad altro. Invece fermiamoci qui.

Proviamo a immaginare cosa sarebbe accaduto se quello strappo violento non fosse stato immortalato dalle telecamere, se quella donna anziana caduta e trascinata per terra dal suo aggressore fossero stati visti solo dai testimoni che hanno assistito alla scena. Passanti che non si sono precipitati all’inseguimento del rapinatore: la loro attenzione è stata attirata dalla vittima dolorante. Difficilmente queste persone avrebbero fornito un identikit alle forze dell’ordine. Una volta avuta la notizia dello scippo, avremmo quindi pensato a un cattivo tradizionale, forse perfino straniero. Una persona arrivata da lontano, insomma, perché la violenza “di prossimità” fa più paura.

Invece l’identità dell’autore dello scippo è stata svelata dagli occhi elettronici di una società sempre più impaurita e che si difende con la video sorveglianza. Quindi eccolo qui, un ventenne incensurato sassarese, sconosciuto alle forze dell’ordine, che tallona una vecchia e la trascina per terra perché gli servono i suoi soldi.

La prima lezione di questa scena è che il male è tra noi e che un po’ ci appartiene. La seconda lezione è che c’è, anche in città, un sottobosco criminale capace di attivare le cellule dormienti della violenza di una generazione che non vuole rinunciare a niente. Se è vero che la droga è tornata in quantità industriali, vuol dire che qualcuno la usa e ha bisogno di soldi per comprarla.

E se anche non fosse per la droga, questo episodio dimostra che ci sono ragazzi che se gli servono i soldi li strappano di mano a una pensionata indifesa. E poco importa se cade, se le viene un malore per la paura, se nel borsellino ha gli ultimi spiccioli della pensione. Se non riesci a scipparla basta cercarne un’altra, ancora più indifesa, magari spingendola dentro il portone o aggredendola dentro casa con chissà quali conseguenze.

Un criminale professionista non aggredisce una vecchia per strada, punta ai soldi grossi ma sa come evitare di commettere reati più gravi. Non è bontà, la sua, ma cinico calcolo delle conseguenze. Questo male banale esploso al Corso ci deve preoccupare perché è imprevedibile. Quel volto “normale” ripreso dalle telecamere deve indurci a riflettere, a osservare con più attenzione la realtà giovanile che ci circonda, a non disinteressarci delle bande di ragazzini che il sabato se le danno di santa ragione in pieno centro. Preoccupiamoci per loro e cerchiamo di capire cosa sta succedendo. Come ha dimostrato quel fotogramma, qualche volta il male ha un volto conosciuto.

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