Sos dei commercianti: «Così l’economia muore»
Molte le serrande abbassate anche in pieno centro per effetto della crisi Gli operatori: mancano i progetti per lo sviluppo, canoni di locazione assurdi
PORTO TORRES. Nel tempo della crisi sono diverse le attività commerciali che hanno abbassato le serrande nel centro cittadino, e non solo, e alcune altre hanno messo in vendita bar e gastronomia su siti specializzati. La chiusura del petrolchimico ha influito non poco sulla vita economica e sociale della comunità, ma oltre la caduta dell’industria sono gli stessi commercianti ad avvertire anche la mancanza di progettualità per portare avanti delle proposte convincenti mirate alla ripresa. «È un fatto ormai risaputo ed evidente da parte di chiunque che la crisi sta galoppando velocemente in questo territorio - dice il commerciante di calzature Antonello Fois -, e il fattore principale è la disoccupazione: la gente è veramente senza soldi e sta facendo miracoli per poter spendere nel migliore dei modi i denari disponibili». Per Fois non gira l’economia, insomma, e ci sono state scelte di campo sbagliate che continuano a rimanere tali. «Non ci sono progetti per il turismo - aggiunge -, solo la compagnia Grimaldi assicura, con il collegamento con Barcellona, la presenza di turisti spagnoli in giro per la città, e il porto sta funzionando al 10 per cento delle sue potenzialità perché mancano tutti i servizi e, soprattutto, un piano regolatore che potrebbe attrarre nuove intraprese economiche». Nella parte alta del corso Vittorio Emanuele le cose non vanno meglio, come testimonia il commerciante di abbigliamento Davide Rando. «La crisi si sente perché è venuto a mancare l’introito del petrolchimico - ricorda -, poi ci sono la grande distribuzione e le vendite online che ci tolgono una grossa fetta di fatturato». Per Rando, comunque, ad aggravare la situazione ci sono gli affitti dei locali: «Sono esorbitanti per una piazza come Porto Torres, considerando che ci sono locazioni anche più elevate di piazze come Alghero e Sassari, e serve un adeguamento nei prezzi per rendere la città più vivibile e appetibile. Ritengo fondamentale per noi che anche i passeggeri delle navi, sia in imbarco che sbarco, possano passare a centro città anche solo per fare colazione o recarsi in farmacia». Il centro commerciale cittadino vive un periodo storico difficilissimo, insomma, con innumerevoli chiusure di attività commerciali o trasferimenti delle stesse verso zone commerciali cittadine meno appetibili. Per Adriano Solinas - commerciante della pubblicità - pesano in maniera eccessiva diversi fattori: «Canoni commerciali oramai fuori mercato e anacronistici rispetto alla realtà economica cittadina, una scarsa differenziazione merceologica delle attività e una mancanza di progettualità e di coinvolgimento delle associazioni di categoria da parte delle istituzioni comunali su tematiche quali tassazione diversificata tra locali affittati o sfitti, decoro urbano, ricontrattazione dei canoni di locazione, progettazione turistica e di intrattenimento per il periodo estivo e natalizio, viabilità cittadina e valorizzazione del centro storico». Per Solinas manca una visione di insieme del comparto commerciale che metta in rete le risorse e le strutture associazionistiche presenti in città. “E' indispensabile creare una Consulta delle associazioni cittadine che possa ideare, programmare, coordinare gli eventi culturali-turistici in simbiosi e sotto il coordinamento dell’amministrazione comunale».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
