Sassari, è polemica sui fondi per la povertà
Contestata la distribuzione delle risorse prevista dal bando comunale. I detrattori: «Favoriti i soliti noti e criteri sbagliati». L'assessore ai Servizi sociali Monica Spanedda: «Nessuna preferenza, per la prima volta requisiti chiari»
SASSARI. «Soldi distribuiti con criteri poco chiari e comunque sbagliati. Che finiscono per arrivare sempre ai soliti noti, e a qualche totalel maneo per noi, sconosciuto». Si è tolto i guantoni Aldo Meloni, presidente della Casa della Fraterna Solidarietà, ascoltato nei giorni scorsi dalla V commissione comunale presieduta da Carla Fundoni. E, forte delle sue 150mila buste di cibo distribuite ogni anno, ha messo la prua contro la seconda edizione del bando comunale dedicato alle associazioni che si occupano di povertà estreme.
[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:sassari:cronaca:1.13031314:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/image/contentid/policy:1.13031314:1653419234/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Attacco condiviso dalla consigliere comunale del M5S Desi Manca, che rincara: «C’è un evidente disparità di trattamento a favore di alcuni, ma soprattutto una inefficiente ripartizione dei fondi, pochi, che finisce per danneggiare le associazioni, alcune usate come bancomat dai servizi sociali. E soprattutto le persone che, con entusiamo, aiutano».
Critiche rimandate al mittente dell’assessore comunale ai Servizi Sociali Monica Spanedda, che il bando difende con passione: «È perfettibile – spiega – ma è un decisivo passo verso la trasparenza dei requisiti, la chiarezza degli obiettivi, la cooperazione delle associazioni mirata alla creazione di una rete». Posizioni difficilmente conciliabili, con cifre che danno conto prima di tutto di una domanda di aiuto in costante crescita, che i soldi messi in campo dal Comune, pur aumentati di 40mila euro, non sono in grado di soddisfare.
Di sicuro c’è la lista con la ripartizione dei fondi, nella quale effettivamente le associazioni cattoliche la fanno da padrone: 55mila euro alla Caritas, quasi 80mila a cinque diverse realtà legate al volontariato vincenziano, 16mila al Banco Alimentare di Comunione e Liberazione, 32mila euro alle parrocchie di Santa Maria di Pisa e San Paolo. Rimangono 22mila euro per i volontari di Alfa Uno, 7.500 ai baschi rossi dei Guardian Angels, poco meno di 13mila alla Casa della Fraterna Solidarietà. E, ciliegina sulla torta, i 20mila euro assegnati agli ultimi arrivati: i semisconosciuti (ma, a quanto pare attivissimi) pentacostali di Solu e Deus Sa Gloria.
«I dati vanno letti con attenzione – sottolinea Monica Spanedda –. Posso capire la frustrazione di Aldo Meloni, comune a tutte le persone che come lui si danno completamente per gli altri. E sono pronta ad accettare che alcuni criteri del bando siano “limabili”. Ma le risorse sono quelle, e le abbiamo anche incrementate. E le linee di intervento scelte sono precise, meditate e condivise. Chi ha una mensa, o si occupa di accoglienza diurna o notturna, o di abitare assistito, riceve più fondi di chi distribuisce solo beni di prima necessità. Non è un giudizio di merito, ma semplicemente priorità che abbiamo deciso di finanziare».
«Il vero problema – attacca Desi Manca – sono i dettagli. Ad alcuni vengono richiesti documenti fiscali che provino le spese sostenute, per altri basta una semplice lista autocertificata. La presentazione dei documenti indicati dal bando era criterio principale per la partecipazione, eppure c’è stata la non prevista ammissione con riserva. Abbiamo chiesto di presenziare all’apertura delle buste e all’assegnazione dei punteggi ad ogni progetto, ma ci è stato impedito. E comunque è palese che i soldi sono mal ripartiti, che i massimali sono troppo alti e che il bando è disegnato per far arrivare quasi tutte le risorse nei soliti posti. Un errore grave che speriamo, con l’ottimo lavoro iniziato in commissione, di correggere già per il prossimo bando».
«Non c’è nessuna preferenza – replica Spanedda – anzi. Stiamo facendo ordine. Noi rispettiamo le idee di aiuto indistinto che portano avanti alcuni, ma abbiamo l’obbligo di dare un aiuto qualificato, dentro un percorso di promozione sociale. Dobbiamo andare a cercare chi ha bisogno. Il volontariato è un aiuto enorme per noi, e lo vogliamo conoscere per disegnarne una mappa precisa. Ma è solo una parte dei servizi sociali, una macchina complessa, a cui si rivolgono 2200 famiglie e che ci costa 30 milioni all’anno».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
