Morta al Civile, il chirurgo imputato depone in aula
SASSARI. La morte della paziente Gerolama Carboni non sarebbe dovuta a un errore tecnico da parte dei medici ma a complicanze legate al gravissimo quadro clinico di partenza. Emergerebbe questo dalla...
SASSARI. La morte della paziente Gerolama Carboni non sarebbe dovuta a un errore tecnico da parte dei medici ma a complicanze legate al gravissimo quadro clinico di partenza. Emergerebbe questo dalla testimonianza resa in aula da Antonino Piras, uno dei due medici dell’ospedale civile di Alghero finiti a processo per omicidio colposo in seguito al decesso della pensionata di 79 anni (di Villanova Monteleone) che a gennaio del 2013 era stata sottoposta a un intervento chirurgico per l’asportazione di un tumore allo stomaco. Era però sopraggiunta una complicazione e la paziente era deceduta dopo un secondo intervento chirurgico. Il sostituto procuratore Paolo Piras aveva disposto il sequestro delle cartelle cliniche, iscrivendo nel registro degli indagati i due chirurghi Giovanni Occhioni e Antonino Piras (che dopo poco andò in pensione). I due sono assistiti dagli avvocati Sebastiano Chironi e Rita Dedola mentre i familiari della vittima si sono costituiti parte civile con Danilo Mattana e Emiliano Alfonso.
Mercoledì, dopo la precedente udienza nella quale erano stati sentiti i consulenti delle parti (Pasquale Macrì e Gianfranco Lemmo per il pm e Salvatore Lorenzoni e Pietro Niolu per la difesa) c’è stata una lunga e dettagliata deposizione di Piras. Il medico ha respinto la tesi secondo cui la morte della Carboni è riconducibile a colpa professionale, in particolare a una «non corretta legatura dei vasi colici con conseguente stenosi della arteria mesenterica superiore e ischemia intestinale acuta», come ipotizzato dai consulenti dell’accusa sulla base di quanto descritto in cartella clinica. I chirurghi avevano infatti evidenziato «un progressivo inscurimento delle anse ileali dopo la fase demolitiva». Al centro della discussione se quanto osservato e descritto dai chirurghi nella cartella fosse riconducibile a una interruzione del flusso arterioso – come sostenuto dall’accusa – o a un quadro di improvviso blocco venoso. Piras ha ribadito quanto è il frutto della sua esperienza di decenni in sala operatoria e che cioè a fronte di una ischemia arteriosa il colore dei tessuti è bianco-pallido e invece, quando c’è un blocco del deflusso venoso, «le anse si congestionano e diventano più scure ed edematose, caratteristiche queste osservate durante l’intervento». Era stato inoltre necessario ritornare in sala operatoria «e si è constatato che era sopraggiunto un esteso infarto intestinale. Tra le cause anche la possibile entrata in circolo di emboli neoplastici presenti nel tumore».
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