Primari in rivolta incontrano Arru
I medici si lamentano con l’assessore del degrado del livello assistenziale: «È tutto sulle spalle dell’Ospedale»
SASSARI. C’è aria di rivolta tra i primari dell’ospedale Santissima Annunziata. L’incorporazione con l’Aou sta complicando ulteriormente la gestione dell’assistenza e il livello delle prestazioni sta ulteriormente degradando.
Nei giorni scorsi erano pronti a mettere nero su bianco la loro diagnosi impietosa sulla sanità di Sassari e del territorio, ma prima di scrivere il documento hanno voluto approfittare della presenza dell’assessore Arru in città. Così ieri pomeriggio, dalle 15 alle 16,30 lo hanno incontrato nella sala riunioni del pronto soccorso, in un faccia a faccia molto schietto e senza fronzoli.
Hanno presenziato almeno 20 primari ed erano rappresentati tutti i reparti e i servizi ospedalieri. Se ognuno fosse sceso nei dettagli, per compilare l’elenco delle carenze e delle criticità non sarebbe bastata una maratona di 12 ore. Invece i primari si sono soffermati sulle grandi falle che inceppano la macchina organizzativa dell’assistenza.
Prima di tutto la carenza di personale. E a detta degli ospedalieri la fusione con l’Azienda Ospedaliera Universitaria non solo non ha migliorato le cose, ma le ha ulteriormente peggiorate. In pratica la gestione da separati in casa rende tutto più complicato.
Da parte degli universitari permane una reticenza fisiologica a prendersi in carico i ricoveri: «Noi abbiamo i reparti saturi – si lamentano i primari – basterebbe citare le condizioni in cui deve lavorare Geriatria per capire lo squilibrio che esiste. Mentre alle Cliniche ci sono letti vuoti. I numeri del Pronto Soccorso d’altronde inquadrano perfettamente il rapporto: su 800 ricoveri solo 70 fanno capo all’Aou. Il resto è tutto Asl». E ora, secondo i primari, i vecchi alibi non reggono più: «Prima c’era la scusante della ricerca. La priorità dell’Università non doveva essere certamente l’assistenza. Ma con l’incorporazione le cose sono cambiate e siamo tutti sulla stessa barca. Invece viaggiamo ancora a velocità troppo diverse e tutta l’assistenza è caricata sulle nostre spalle».
Ma nonostante questo, ai tavoli decisionali, dove si firmano i protocolli di intesa e si definisce l’organizzazione della sanità, gli ospedalieri non sono rappresentanti: «Al tavolo siede l’assessore, il presidente della Regione e il Rettore. Ma noi non ci sentiamo rappresentati dal rettore Carpinelli, e vogliamo partecipare attivamente alle scelte discutendole con un nostro esponente. Anche perché un posto pensiamo ci spetti visti i numeri: più del 70 per cento del personale complessivo della sanità sassarese proviene dal comparto Asl».
E per le soluzioni i primari hanno chiesto tempi stretti: «Non possiamo permetterci di aspettare i tavoli tecnici, perché le cose che non funzionano sono troppe e molto urgenti».
C’è il problema delle sale operatorie: poche rispetto alla richiesta, alcune delle quali tuttora realizzate ma inutilizzabili.
C’è la questione della carenza di farmaci. Per ragioni di budget l’Asl è stata costretta ad operare una serie di tagli e alcuni reparti ora si trovano sguarditi di medicine e presidi. All’assessore è stato fatto un esempio molto esplicativo: i chirurghi che da poco hanno effettuato delle biopsie sono stati costretti ad operare senza guanti perché la fornitura era esaurita.
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