Area museale dentro un’abitazione privata
Scavi avviati in via Libio (famiglia Bruzzi). Intesa pubblico-privato per la valorizzazione del patrimonio
PORTO TORRES. Alcuni frammenti ossei molto sottili, probabilmente i poveri resti di un bambino, sistemati al centro della tomba insieme a quanto rimane di un unguentario in vetro. Sono i primi risultati dell'indagine che la squadra della sede operativa di Porto Torres guidata da Gabriella Gasperetti ha avviato nell'area musealizzata presente fra via Libio e via Ponte Romano, proprietà della famiglia Bruzzi. Sembra che la tomba, un tempo di dimensioni rilevanti e di forma antropomorfa, con la parte delle spalle più larga, e che poi si restringeva nella zona dei piedi, sia stata riutilizzata già in antico per ospitare i poveri resti di un bimbo ed è assai probabile sia stata messa in luce e parzialmente distrutta ai tempi della costruzione del locale che ha poi lasciato lo spazio alla moderna costruzione. Lo scavo segna l'avvio di una campagna prevista nell’ambito di “Monumenti Aperti 2016”, ed è la prima forma di collaborazione fra pubblico e privato, che concorrono congiuntamente per la conservazione, valorizzazione e fruizione. I lavori proseguiranno nelle aree protette rese visibili da ampie aperture praticate nelle pareti, dalle quali il pubblico potrà ammmirare uno degli ipogei più interessanti della necropoli orientale di Turris Libisonis. La tomba ad inumazione plurima è stata ricavata scavando il banco di roccia con la tecnica delle sepolture in arcosoli. Del monumento funerario si conserva parte di un pilastro della grande camera principale e alcuni arcosoli finemente dipinti, con scene della corsa delle bighe e delle quadrighe nel circo di Turris Libisonis, ritratte all’interno di grandi riquadri. Intonaci che da giovedì saranno oggetto dell'intervento dei restauratori con operazioni di pulitura e consolidamento degli stessi prima di lasciare il posto ai tecnici e agli archeologi che cureranno i lavori di ricerca scientifica scavando le numerose tombe presenti nel sito.
Emanuele Fancellu
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