Giallo di Nule, i Ris isolano il Dna di Stefano
Ora c’è l’esatto profilo genetico del 30enne scomparso. I tecnici lo hanno già inserito nella banca dati
SASSARI. Ora gli inquirenti hanno l’esatto profilo genetico di Stefano Masala, il trentenne di Nule scomparso lo scorso 7 maggio. I carabinieri del Ris di Cagliari, dopo un lavoro scrupoloso durato alcuni mesi, sono riusciti a isolare il Dna del giovane da un paio di jeans. E anche gli accertamenti eseguiti in seguito su altri due indumenti hanno fornito lo stesso risultato. Che è stato confermato, poi, dalla comparazione con il Dna dei genitori di Stefano che avevano fornito i campioni di saliva.
Tutto il lavoro dei militari è stato seguito costantemente dalla consulente nominata dalla famiglia Masala: il medico legale Maddalena Mele. E dall’avvocato Caterina Zoroddu del foro di Nuoro. Ora il Dna è stato inserito in una banca dati e, qualora dovesse essere ritrovato un corpo o una traccia di Dna in Sardegna come in qualsiasi altra parte d’Italia, la comparazione potrà essere effettuata in tempo reale e con la massima precisione.
L’ultima novità sul caso del 29enne scomparso il giorno prima dell’omicidio dello studente di Orune Gianluca Monni risaliva a dieci giorni fa quando i Ris accertarono che il sangue trovato sulla felpa del 17enne di Nule (indagato per l’omicidio Monni e anche per quello di Masala) non apparteneva a Stefano. I carabinieri avevano reso noto questo risultato dopo la comparazione con il Dna dei genitori del trentenne.
Pochi giorni prima i carabinieri del reparto investigazioni scientifiche di Cagliari avevano infatti depositato la perizia relativa agli accertamenti disposti dalla Procura sugli indumenti che erano stati sequestrati al minore nulese. E su due di questi capi di abbigliamento – due felpe – erano state rilevate tracce ematiche. Le forze dell’ordine avevano scartato a priori la possibilità che le tracce ematiche appartenessero a Gianluca Monni considerato che il suo killer gli ha sparato da distanza ed è poi fuggito a bordo di un'auto. Il sangue della vittima non avrebbe potuto raggiungere gli indumenti degli assassini. Ora si proseguirà con gli accertamenti sulla Panda dei Masala – che solitamente usava Stefano – e su un fucile calibro 12 sequestrato all’altro indagato per i due omicidi: il cugino del diciassettenne che vive vicino a Ozieri.
La notizia sull’esito delle indagini scientifiche (cioè la non compatibilità delle tracce ematiche sulla felpa del minore con il presunto profilo genetico di Stefano Masala)aveva quasi rincuorato i familiari. Da una parte il sollievo dei genitori del minore considerato il sospettato numero uno degli omicidi di due ragazzi: uno poco più grande di lui, l’altro persino un suo amico. Dall'altra la famiglia di Stefano: «Se quel sangue fosse stato di nostro figlio – aveva detto Marco Masala non appena ricevuta la notizia – avremmo forse perso l’ultima speranza rimasta».
Nel frattempo la Procura – accogliendo l’appello della famiglia – alcuni gironi fa ha disposto nuove ricerche con cani e sommozzatori. Instancabile, Marco Masala, ha chiesto chiarezza su questa vicenda e, soprattutto, che vengano messe in campo tutte le forze possibili per riportare a casa Stefano.
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