«Gestite meglio e non chiedete più soldi»

Per l’assessore alla Sanità risorse e personale sono adeguati: il problema è governare la fusione tra Cliniche e Ospedale

SASSARI. È inutile bussare a Cagliari, e ancor peggio battere cassa. I disastri della sanità Sassari se li dovrà risolvere soprattutto da sola. Perché secondo l’assessore Luigi Arru l’alibi della scarsità di soldi e di risorse non regge. I numeri, secondo lui, delineano uno scenario differente. E allora è un problema di disorganizzazione interna, e di un processo di fusione tra Asl e Università che è ancora lungi dall’essere risolto.

Beninteso: l’assessore regionale Luigi Arru è disponibilissimo al dialogo, ha letto con attenzione il dossier denuncia dei 62 primari e direttori di dipartimento, in qualche passaggio ha storto il naso, e a breve incontrerà i commissari Pintor e Sussarellu, e probabilmente anche una delegazione di medici. Ma un conto sono le parole, l’ascolto e la diplomazia politica, un altro sono le azioni concrete. E infatti Arru mette le mani avanti: «Non posso superare i limiti legati alle procedure». Che tradotto significa: non chiedete miracoli. Io posso intervenire solo dove la normativa me lo consente. «Lo strumento giuridico appropriato per adottare soluzioni è la riforma della Rete ospedaliera. Da questa non si può prescindere: permetterà di mettere in campo 250milioni di euro. E sbaglia chi la considera un artificio basato su calcoli puramente ragionieristici. È il cardine per migliorare complessivamente la sanità in Sardegna: elimina i doppioni e consente larghi risparmi».

I medici temevano esattamente questo: dover sottostare ai tempi della politica, che viaggiano a velocità molto diverse rispetto ai fabbisogni di un ospedale. Nella loro lettera choc ammettevano con inquietante franchezza di non essere più in grado di garantire un livello assistenziale adeguato. Senza farmaci, presìdi, attrezzature, personale medico, infermieri, tecnici, e sale operatorie efficienti, la vita dei pazienti sassaresi ogni giorno è a rischio. Quindi chiedevano un intervento immediato da parte della Regione: un’iniezione di risorse e di soldi utili a risollevare lo standard delle prestazioni.

Luigi Arru però, da uomo di istituzioni e da medico che conosce bene il funzionamento della macchina ospedaliera, ha una visione diversa. Secondo lui non è un problema di soldi: la questione vera è che ancora manca una gestione ottimale delle risorse. «I finanziamenti che riceve Sassari non sono sottostimati. Sinceramente non capisco sulla base di quali calcoli i medici lamentano entrate inferiori al fabbisogno. I fondi vengono ripartiti sulla base di precisi parametri, e mi risulta siano stati rispettati. E anche per quanto riguarda il personale, i numeri dicono che l’Aou ha un organico adeguato. Dopodiché posso capire l’apprensione di un primario che si trova i a dover gestire i disagi di un reparto e vorrebbe soluzioni immediate. Ma quelle non spettano a me. Competono a chi ha il compito di riorganizzare la sanità sassarese sulla base dell’accorpamento tra il Santissima Annunziata e le Cliniche. So perfettamente che si tratta di una fase delicata e complicatissima: parliamo dell’integrazione di due strutture differenti sia da un punto di vista fisico che amministrativo. Ma solo individuando dei percorsi condivisi di diagnosi e cura, facendo interagire Università e Ospedale, si potrà migliorare il livello dell’assistenza. Finché la gestione resterà sbilanciata da una parte, non ci saranno margini di crescita». E conclude: «Trovo molto positivo che primari e direttori abbiano intrapreso una fase di confronto e condiviso un documento. Li incontrerò nuovamente e vedremo quali istanze sarà possibile accogliere».

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