La Nuova Sardegna

Sassari

Settanta clochard, in città il popolo degli invisibili

di Vincenzo Garofalo
Settanta clochard, in città il popolo degli invisibili

Il censimento ad opera dei Guardian Angels nella Commissione servizi sociali Pier Paolo Pintus: «Ogni senzatetto ha il suo nido, noi li conosciamo tutti»

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SASSARI. Età compresa fra i 25 e i 70 anni, prevalentemente maschi, una bottiglia di alcol come placebo contro malinconia e solitudine, e un sacco a pelo o una scatola di cartone come letto. È l'identikit dei senzatetto sassaresi, fantasmi in carne e ossa che vagano per la città, quasi invisibili agli occhi della gente. Di giorno chiedono l'elemosina ai semafori, di notte scompaiono in un sottoscala, in un androne disabitato o fra i sedili di un'auto parcheggiata in periferia. Al riparo dalle intemperie e da una società per cui non esistono, o se esistono, sono sentiti come un peso.

Secondo un censimento fatto a fine febbraio dai volontari dell'associazione Guardian Angels, a Sassari sono settantatré: settanta uomini e tre donne. I servizi sociali del Comune li conosce tutti: sono un nome su una scheda, cui abbinare di tanto in tanto un piccolo aiuto economico, o una chiamata al lavoro temporaneo che il più delle volte cade nel vuoto. Chi li conosce bene, e a ogni nome associa un volto, una voce, una storia personale, sono proprio i Guardian Angels. Quindici volontari, per lo più donne, che ogni sera dell'anno, col caldo o con l'afa, con la pioggia o con il sereno, pattugliano la città andando a trovare uno per uno i clochard sassaresi: offrono loro un pasto, una coperta, un paio di scarpe. E soprattutto gli offrono la loro umanità: qualcuno con qui scambiare due parole, qualcuno che ascolti i loro problemi, che dia loro una parola di conforto, e a volete anche qualche rimprovero.

Un'attività che non ha sosta: «Usciamo tutti i giorni, dalle 18 alle 22; sappiamo dove ogni senzatetto ha il suo nido e andiamo a trovarli. Ci sinceriamo che stiano bene, chiediamo se abbiano bisogno di qualcosa, gli offriamo del cibo, indumenti, biancheria, sapone. Alcuni ci ringraziano, altri no. Tutti accettano il nostro aiuto», ha spiegato ieri a Palazzo Ducale Pierpaolo Pintus, presidente dei Guardian Angels sassaresi, davanti ai consiglieri comunali della quinta commissione, presieduta da Carla Fundoni.

La commissione ha avviato un calendario di incontri con le associazioni di volontariato che operano in città, con lo scopo di favorire la nascita di una rete dell'associazionismo e del volontariato appunto, che abbia nell'amministrazione comunale il centro di riferimento. «Nessuno di loro ha scelto la vita da senzatetto. Ci si sono trovati e uscirne e quasi impossibile. Vivono in una sorta di assuefazione e quasi nessuno accetta l'idea anche solo di provare a voltare pagina, a tornare a una vita cosiddetta normale», ha continuato Pintus. Questo piccolo esercito di diseredati, quasi tutti con problemi di alcol, di giorno si spartisce gli incroci più trafficati della città, secondo una mappa non scritta ma ben nota e inviolabile. Al calar del sole si ritira discretamente nei loro rifugi. La stazione ferroviaria, via Padre Zirano, Santa Maria e via 25 aprile, qualche casa disabitata del centro storico, i capannoni abbandonati di periferia. «Più o meno sappiamo dove ognuno di loro passa la notte e andiamo a trovarli. Adesso grazie a un piccolo contributo del Comune abbiamo acquistato un vecchio camper usato e lo utilizzeremo come base itinerante, soprattutto d'inverno, per servire un pasto caldo ai clochard». La presidente Fundoni e con la consigliera Francesca Arcadu, hanno prima stigmatizzato la chiusura del Drop in, la struttura con cui il Comune offriva ai senzatetto un luogo dove fare colazione, lavarsi, fare il bucato, passare qualche ora al riparo e in compagnia, e anche assistenza legale e psicologica, e quindi hanno garantito l'impegno della commissione affinché il Comune offra i servizi adeguati all'assistenza e al reinserimento sociale di queste persone.

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