Crisi, chiudono due imprese al giorno
Drammatici i dati diffusi da Confesercenti che attacca: «È colpa del Salva Italia e delle liberalizzazioni selvagge»
SASSARI. Oltre 140 imprese tra commercio al dettaglio, alloggio e somministrazione e commercio ambulante hanno irreversibilmente abbassato le serrande nei primi due mesi del 2016 nel territorio provinciale. Un dato solo in parte mitigato dalle nuove aperture, che segnano il passo e si fermano a 43.
A delineare lo sconfortante scenario la Confesercenti Sardegna, che trova anche un preciso colpevole per il bimestre orribile: «La politica delle liberalizzazioni del decreto Salva Italia ha creato più danni che vantaggi, soprattutto qua in Sardegna – afferma Roberto Bolognese vice presidente vicario Confesercenti Sardegna – non c’è stato un risveglio dei consumi, anzi, una contrazione grandissima che ha creato questo disastro».
Alla berlina insomma i grandi centri commerciali, che inglobano ormai anche la somministrazione e che se da una parte non crescono quanto vorrebbero (nella grande distribuzione il valore delle vendite aumenta, in termini tendenziali, dello 0,1% per i prodotti alimentari e dell’1,5 per quelli non alimentari) di fatto stanno letteralmente distruggendo il tessuto imprenditoriale “di prossimità”.
Risultato: tra gennaio e febbraio nel Sassarese 17 iscrizioni e 89 chiusure nel comparto del commercio al dettaglio (4344 le imprese registrate), 15 iscrizioni e 40 chiusure nell’alloggio e somministrazione, e 11 iscrizioni e 12 cancellazioni nel commercio ambulante che negli ultimi quattro anni aveva consegnato saldi costantemente positivi e invece cade anch’esso in zona rossa.
E in nei prossimi due anni, almeno a sentire Confesercenti, sarà peggio: «I nuovi centri commerciali applicano aperture incondizionate, una condizione che i piccoli commercianti non possono sostenere - continua Bolognese -. L’apertura ad esempio di Pasquetta in qualche modo sta cambiando gli usi e consumi del nostro territorio, portando la gente a fare la gita fuori porta dentro queste strutture. È necessaria e urgente una legge che regolamenti queste nuove aperture, perché si corre il rischio di mettere in ginocchio definitivamente il commercio al dettaglio». «I dati recentemente diramati dall’Istat ci dicono che a gennaio le vendite al dettaglio restano ferme - afferma Gianbattista Piana, direttore di Confesercenti Sardegna - l’indice del valore corrente che incorpora la dinamica sia delle quantità che dei prezzi presenta una variazione nulla rispetto a dicembre 2015. E la deflazione e la contrazione dei consumi stanno letteralmente distruggendo il tessuto imprenditoriale dei comparti di nostro riferimento».
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