La Nuova Sardegna

Sassari

Molestata in corsia, barelliere condannato a cinque anni

di Luca Fiori
Il pronto soccorso dell'ospedale di Sassari
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Il pronto soccorso dell'ospedale di Sassari

La vittima della violenza era stata palpeggiata al pronto soccorso di Sassari. Per l’uomo interdizione a cinque anni dai pubblici uffici

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SASSARI. Dovrà scontare cinque anni di carcere il barelliere accusato di aver molestato sessualmente una paziente mentre a febbraio di quattro anni fa era stesa su un lettino in una stanza del pronto soccorso di Sassari.

L’uomo è stato condannato ieri mattina dal collegio presieduto da Salvatore Marinaro. Al barelliere, difeso dall’avvocato Salvo Fois, sono stati inflitti anche cinque anni di interdizione dai pubblici. Per lui il pubblico ministero Corinna Carrrara aveva sollecitato otto anni di reclusione. Il fatto risale al 2012 e la donna aveva raccontato ai carabinieri di esser stata palpeggiata nelle parti intime da quell’uomo che avrebbe dovuto accompagnarla da un reparto all’altro del Santissima Annunziata per effettuare accertamenti.

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La paziente, di circa 50 anni, era arrivata in ambulanza al pronto soccorso di viale Italia in seguito a un malore, dolorante e con la febbre a 40. Dopo una prima visita, i medici avevano ritenuto di sottoporre la donna ad alcuni esami in un altro reparto. La donna era stata adagiata su una barella e affidata alle cure di un dipendente della cooperativa sociale Elleuno, la ditta che fornisce alla Asl e all’Aou il supporto ai servizi assistenziali. Poco dopo sarebbe avvenuta la molestia, che il codice penale considera una violenza sessuale.

La donna sarebbe stata trasportata in uno stanzino accanto agli ambulatori del pronto soccorso e a quel punto sarebbe stata palpeggiata dal barelliere nelle parti intime. L'uomo le avrebbe abbassato i pantaloni e l’avrebbe toccata con la scusa di avvicinarle la padella per urinare. Raccolte le forze, la vittima aveva gridato e chiesto aiuto. Le prime a raccogliere la sua testimonianza erano state due dottoresse in servizio al pronto soccorso e poco dopo alcuni parenti della paziente. Solo dopo tre giorni, ripresasi in parte dallo choc subìto, la donna aveva deciso di sporgere denuncia. La Asl, informata sull’accaduto aveva aperto un’inchiesta interna. Dopo la denuncia presentata ai carabinieri, la donna si era rivolta all’avvocato Marco Costa che la ha assistita durante tutto il processo nel quale si è costituita parte civile. Il risarcimento verrà stabilito in un’altra sede.

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