Pedone morì dopo caduta, automobilista assolta
Usini, 40enne accusata di aver investito un anziano durante una retromarcia Ma lei si è sempre difesa: «Non l’ho urtato, ha perso l’equilibrio da solo»
USINI. Quella mattina di sei anni fa, alle 10.15, era andata a comprare il pane nel negozio di via Marconi, a Usini. Aveva posteggiato la macchina, aveva fatto la spesa e poi era risalita in auto e aveva inserito la retromarcia per uscire dallo stallo. Manovra regolare, a bassa velocità, cominciata – racconterà Caterina Piras (casalinga di 40 anni) in aula – «dopo aver guardato attentamente gli specchietti laterali e quello retrovisore». Ma a un certo punto il claxon di un’altra macchina interrompe bruscamente la sua manovra, a terra sull’asfalto c’è un uomo, anziano, il bastone gli è caduto accanto. In quel punto non ci sono nemmeno le strisce pedonali. Immediatamente vengono chiamati i soccorsi e l’uomo, 89 anni all’epoca dei fatti, viene trasportato in ospedale. Morirà dopo tre giorni.
Un episodio incredibile a seguito del quale la donna, assistita dall’avvocato Lucia Licheri, è finita a processo per omicidio colposo. Ma due giorni fa il giudice Teresa Castagna l’ha assolta. In dibattimento è infatti emerso che non era possibile stabilire che la morte fosse stata causata dall’urto con la macchina considerato che nessuno dei testi vide la macchina urtare il pedone. La Piras ha sempre detto di esser sicura di non averlo nemmeno sfiorato quell’uomo: «Lo avrei sentito». Il perito nominato dal giudice nella sua relazione scrisse chiaramente che nell’auto “incriminata” non era stato rilevato alcun segno, non un graffio, non un’ammaccatura che potesse far presumere il contatto. I testimoni – gli stessi che subito dopo l’incidente dissero ai carabinieri che la macchina aveva toccato l’anziano e lo aveva fatto cadere – al giudice hanno invece spiegato che in realtà non avevano visto direttamente l’auto urtare la vittima ma, considerato che l’uomo era a terra, avevano immaginato che quella fosse la dinamica.
La Procura contestava alla quarantenne la “colpa generica” per non essersi accertata ad esempio del fatto che il marciapiedi fosse sconnesso e di conseguenza della possibilità che qualche pedone potesse decidere di attraversare anche lontano dalle strisce pedonali. L’avvocato Lucia Licheri, nella sua difesa ha fatto valere con forza la tesi dell’assenza della prova. «Il ctu ha anche detto che la manovra fu eseguita nel rispetto di tutte le condizioni di sicurezza. E allora è verosimile che il povero anziano, resosi conto mentre già stava attraversando di quella macchina in retromarcia si sia spaventato e, già claudicante, sia caduto da solo».
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