Sussidi per l’autismo, nessuna traccia da ottobre
Famiglie in difficoltà: impossibile soddisfare i bisogni primari dei propri cari «Ci sentiamo presi in giro da tutti e i nostri figli non possono accedere alle cure»
SASSARI. Passano i mesi ma dei sussidi per le persone sofferenti di disturbi mentali non c’è traccia. Così, in alcuni casi, le famiglie non riescono neppure a provvedere ai bisogni primari dei propri cari. È la storia di un bambino autistico e dei suoi genitori, entrambi disoccupati, che su quei 400 euro mensili che dovrebbero essere assicurati dalla legge regionale 20 sui disturbi mentali, fanno conto per sopravvivere. «Da ottobre non vediamo più un euro - dice disperata la mamma di un bambino di 7 anni affetto da autismo -. Una situazione che ha completamente stravolto la nostra vita. Mio marito è invalido e quindi non può lavorare, io mi devo dedicare completamente al bambino e quindi non posso prendere impegni lavorativi. Quei sussidi ci servivano per tirare avanti e fare in modo che mio figlio non sia allo sbando. Purtroppo dal Comune, che dovrebbe ricevere i soldi e trasferirli agli aventi diritto non arriva alcuna risposta e dalla Regione , che eroga materialmente il danaro agli enti ci sentiamo presi in giro». Nella situazione di questa famiglia si trovano tante altre persone. I bambini con autismo in particolare, hanno necessità di continui interventi di tipo riabilitativo che in parte vengono garantiti dal sistema sanitario pubblico ma che potrebbero e dovrebbero essere integrati con i sussidi previsti dalla legge. Ci sono poi situazioni di povertà in cui quel contributo serve proprio per soddisfare i bisogni primari della famiglia. «A ottobre ci hanno detto che c’era stato un ritardo ma che con l’anno nuovo i soldi sarebbero stati erogati e con tanto di arretrati. Ma da allora tutti i tentativi di sapere che cosa stesse succedendo non sono approdati a nulla. Ci siamo ritrovati ad aprile e non sappiamo a chi rivolgerci. Abbiamo paura di non poter più provvedere a nostro figlio».
Situazioni tragiche nonostante tutto l’impegno delle associazioni che anche di recente hanno organizzato diverse iniziative di sensibilizzazione sull’autismo. Una su tutte la giornata mondiale dedicata a questa patologia che si propone di rendere visibili al mondo i problemi dei ragazzi autistici, e ancora di più degli adulti sofferenti di questo disturbo che al compimento della maggiore età entrano in un limbo dove non è prevista alcuna forma di riabilitazione. In pratica le famiglie vengono abbandonate a se stesse con l’angoscia, per i genitori, di immaginare cosa accadrà ai figli dopo che loro non ci saranno più.
Ma anche per i bambini i problemi non sono pochi: a parte il ritardo ormai rilevante relativo all’erogazione dei sussidi ci sono lunghissime liste d’attesa per accedere ai servizi riabilitativi degli ambulatori convenzionati. Si parla di quattro anni di anticamera per poter avere le terapie. E ha riguardato anche i ragazzi con autismo la chiusura dell’ambulatorio della clinica di Neuropsichiatria infantile sulle malattie rare dove venivano seguiti per le diagnosi, per le visite di controllo e per le relative cure.
Intanto i genitori sperano che almeno la situazione dei contributi ex legge 20 si sblocchi per avere un po’ di respiro.
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