La Nuova Sardegna

Sassari

A caccia del Dna nelle tombe romane

Via Libio, in arrivo due biologi molecolari che hanno già lavorato ai recenti scavi di Turris Libisonis

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PORTO TORRES. Prosegue il lavoro dei tecnici della Soprintendenza guidata da Gabriella Gasperetti e di quelli del Centro di restauro di Li Punti nel complesso funerario situato sotto l’edificio di proprietà dei fratelli Bruzzi, tra via Libio e via Ponte Romano. Il team in questi giorni si arricchirà del contributo di due collaboratrici, le quali si occuperanno specificamente d’indagare i due sarcofagi con parete esterna decorata da disegni geometrici colorati. Non solo: è atteso in questa settimana l’arrivo di David e Nikki Kelvin, dell’Università di Toronto. I due biologi molecolari, autentici luminari della materia, insieme a Salvatore Rubino dell’Università di Sassari, raccoglieranno campioni dai resti scheletrici contenuti nelle tombe indagate per analizzare il Dna mitocondriale che potrebbe fornire importanti informazioni sui soggetti da analizzare. Lo scavo archeologico all’interno delle sepolture nel frattempo continua: dopo avere portato alla luce tre individui nella tomba con parete decorata con un auriga alla guida di una biga, nel sarcofago a fianco la squadra ha individuato alcuni resti scheletrici, in particolare un cranio sfondato dal crollo delle coperture della fossa, anch’essi totalmente ricoperti di calce che si è deciso di non rimuovere proprio per facilitare l'intervento dell’equipe di Kelvin. Si è inoltre scavato un altro sarcofago vicino: una volta rimossi pochi resti scheletrici frammisti a gusci di lumache deposti sopra la tomba e di epoca certamente successiva, la sepoltura, con un corpo parzialmente coperto anch’esso di calce viva, ha evidenziato segni di manomissione già in antico. Recuperati, tra l’altro, diversi laterizi usati come copertura delle tombe recanti i caratteristici simboli del lavoro di uno schiavo: in questo caso, un semicerchio realizzato con tre dita.

Emanuele Fancellu

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