La Nuova Sardegna

Sassari

COME SI “INSEGNA” LA MOTIVAZIONE

Oggi continuo a parlare di come si forma la motivazione nello sport. Quello della motivazione non è un concetto che si può spiegare in termini dialettici, motivazione intrinseca/motivazione...

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Oggi continuo a parlare di come si forma la motivazione nello sport. Quello della motivazione non è un concetto che si può spiegare in termini dialettici, motivazione intrinseca/motivazione estrinseca, ma più come un percorso che, attraverso la “autodeterminazione”, va dalla assenza di motivazione alla motivazione stessa. Per esempio: si può iniziare un’attività sportiva perseguendo un’obiettivo esterno (faccio zumba per affrontare la prova costume) e poi continuare la sua frequenza per uno scopo interno (scopro che sono brava e che mi diverto a fare zumba).

E allo stesso modo si spiega anche il dropout (il movimento opposto), a qualsiasi età e livello avvenga, che è spiegabile con un calo di percezione dell’autodeterminazione sulla pratica dello sport in questione.

Se è vero che l’obiettivo delle società sportive è quello di tenere al loro interno gli allievi più a lungo possibile, e anche quello di farli eccellere nella prestazione, chi lavora nello sport deve conoscere i livelli di motivazione e come si influenzano.

Infatti, lo stile di insegnamento ha un impatto determinante sulle motivazioni dello sportivo.

Lo stile di insegnamento “supportivo dell’autonomia”, volto alla promozione cooperazione con l’atleta, aumenta le percezioni di competenza, autonomia e soddisfazione nelle relazioni e perciò il livello intrinseco di motivazione verso la frequenza. Al contrario, uno stile “direttivo” inibisce l’autonomia e favorisce la motivazione estrinseca.

Perciò, mi rivolgo ai lettori sportivi praticanti, riflettete un attimo per rispondere alla domanda: «perché faccio sport?»

Ai lettori allenatori e istruttori sportivi invece chiedo di domandarsi: «Con il mio atteggiamento che tipo di motivazione stimolo nei miei allievi?». Infine, i genitori lettori devono chiedersi: «cosa mi aspetto dalla pratica sportiva di mio figlio?» Rispondete sinceramente dai!!

Una sana e robusta motivazione alla pratica sportiva è connessa alla percezione di autodeterminazione: più questa è congrua, maggiore è la forza nel persistere nell’apprendimento nonostante le sfide e gli impedimenti; maggiore è il godimento e la soddisfazione che consegue alla pratica. Perciò una buona prassi in questo senso segue l’utilizzo del goal setting, sia nell’insegnamento che nella pratica. Tutto questo si vedrà la settimana prossima all’interno della rubrica “Movi... menti”, che verrà pubblicata, come di consueto, nella edizione della Nuova Sardegna in edicola sabato 30 aprile.

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