La Nuova Sardegna

Sassari

I profughi: «Vogliamo lasciare l’isola»

di Luca Fiori
I profughi: «Vogliamo lasciare l’isola»

Continua la protesta degli etiopi che sono andati via dal centro di Sorso: prefettura e questura non riescono a convincerli

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SASSARI. Hanno passato la seconda notte all’addiaccio i venti migranti etiopi che lunedì mattina hanno lasciato il centro di accoglienza «Il Vivaio», nella campagne di Sorso, e hanno raggiunto a piedi, dopo oltre sei ore di cammino, il sagrato della chiesa del Buon Pastore a Sassari, a poche centinaia di metri dalla Questura.

Si sentono intrappolati nell’isola in cui sono sbarcati il 14 aprile scorso i giovanissimi richiedenti asilo, la cui intenzione è raggiungere la Germania o altri paesi del nord Europa per ricongiungersi con parenti e amici. Così ieri mattina la protesta pacifica dei migranti - tra loro anche alcune donne incinta - si è trasferita dal sagrato della chiesa all’atrio della questura.

Dopo una lunga opera di mediazione tra la Prefettura, l’ufficio stranieri della questura e i responsabili della struttura di Sorso a cui sono stati assegnati, cinque di loro sono stati accontentati e dopo la fotosegnalazione hanno ottenuto il C3: il modello che deve essere presentato dal migrante alla polizia di frontiera o alla questura per fare richiesta di protezione internazionale. Il documento, che contiene informazioni di carattere anagrafico e qualche domanda sulle cause che hanno spinto il richiedente ad allontanarsi dal proprio paese e chiedere asilo, è alla base della protesta iniziata due giorni fa.

I venti migranti sono convinti erroneamente che il documento sia sufficiente per lasciare l’isola. Hanno fretta di ottenerlo e non vogliono aspettare che la questura li convochi, come accade per tutti i richiedenti asilo che arrivano in Italia, perché credono che una volta ottenuto sia più semplice raggiungere il nord Europa.

Così ieri mattina, lasciata la questura, invece di fare rientro nel centro di Sorso i venti etiopi hanno scelto di rimanere accampati tra il parco di via Montello e il sagrato della chiesa in cui hanno trascorso la seconda notte al freddo.

La Prefettura aveva anche concesso che rientrassero nel centro di Sorso, nonostante l’allontanamento volontario di oltre 24 ore farebbe perdere qualsiasi diritto. Nessuno, neanche il mediatore culturale che ha parlato con loro per diverse ore, è riuscito però a farli ragionare. Intanto il quartiere si è mobilitato per aiutarli. Diversi cittadini hanno portato loro coperte, giacche e maglioni. Sono arrivate anche bottiglie d’acqua, di tè e delle pizze. Anche i Guardian Angels si sono mobilitati per rendere meno disagiata la notte all’aperto dei giovani etiopi. Dopo la segnalazione dell’assessore ai servizi sociali Monica Spanedda, l’associazione di volontari che si prende cura dei senzatetto è intervenuta portando coperte e generi di prima necessità ai richiedenti asilo. Oggi riprenderà l’opera diplomatica per convincerli a rientrare nel centro di Sorso e attendere lì che la questura li convochi.

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