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Sassari

Padre imputato, la Corte annulla con rinvio

Padre imputato, la Corte annulla con rinvio

Per il genitore della bimba, condannato in Appello, i giudici di Roma hanno accolto il ricorso della difesa

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SASSARI. Sono stati – e continuano a essere – anni molto difficili quelli vissuti dal padre della bambina vittima del 41enne di Thiesi. Dal giorno in cui i carabinieri lo hanno arrestato con quelle accuse terribili, vede le figlie sempre alla presenza delle assistenti sociali e solo una volta ogni due mesi.

Era finito nei guai perché si era rivolto a Demartis sapendo che era bravo ad aggiustare computer e lui aveva un problema con il suo. Quel giorno in particolare il padre aveva portato con sè entrambe le figlie. Non sapeva che l’occhio della web cam in quella casa era sempre acceso. E che il 41enne, in quel preciso momento, era in videochat con un malese. Ecco perché tra i video sequestrati dai carabinieri compare anche il genitore insieme alle bambine. Elemento, questo, che ha fatto credere alla Procura che il padre fosse direttamente coinvolto nelle malefatte del pedofilo. Secondo la difesa, invece, in quei video ci sarebbe finito per puro caso.

Dopo la segnalazione dell’Fbi che invitava i carabinieri a sequestrare il materiale in casa di Demartis, l’indagine dei militari si era allargata nel tentativo di accertare eventuali responsabilità di altre persone. E per questo motivo gli investigatori si erano soffermati sulla famiglia della piccola vittima. Allora la Dda di Cagliari – titolare dell’inchiesta – aveva chiesto l’applicazione della misura cautelare in carcere anche per il genitore. Perché non avrebbe vigilato sulla persona cui aveva affidato la propria bambina, permettendole quindi – così sosteneva la Direzione distrettuale antimafia – di abusarne. Da qui l’accusa di violenza sessuale in concorso. L’avvocato Giuseppe Onorato aveva impugnato la sentenza d’appello «per manifesta illogicità della motivazione». In particolare soffermandosi sul movente «che non c’è – ha spiegato il legale – Per quale ragione il padre avrebbe dovuto “consegnare” la propria figlia a un pedofilo? Non c’è una ragione e nemmeno i giudici l’hanno individuata. È stato per caso trovato nel suo pc materiale pedopornografico? No. Ha ricevuto soldi? No. Qualcuno ha mai avuto sospetti sulla sua condotta in passato? No. E allora dove stanno le colpe di questo padre?». La Cassazione, accogliendo il ricorso, ha annullato e rinviato ai giudici di appello. (na.co.)

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