Sfrattata a Sorso: «Sono una vittima»
Cinquantenne costretta a sgomberare da un alloggio Area Dopo la morte della madre la casa è stata riassegnata
SORSO. Ci sono certe storie dove tutto sembra andare storto e più si cerca di risalire dal fondo e più t’affondano. È la vita di periferia, dove povertà e miseria abbondano mentre le case scarseggiano. Come quella di Maria Rita Mulas, 52 anni di Sorso, che ieri mattina è stata mandata via da un alloggio popolare di Sorso dopo una vicenda che ha dell’incredibile. Al suo posto è arrivata una nuova famiglia con cinque figli accompagnata da un funzionaria dell’ente regionale delle case popolari insieme a dipendenti comunali, carabinieri e vigili urbani.
Maria Rita Mulas è una donna sulla cinquantina, energica, bassa, cappelli arruffati, il viso scavato dalle notti insonni e sul naso un paio di occhiali che sobbalzano a ogni colpo di voce. Ogni giorno ha un pullman su cui salire per cercare qualche soldo e sbarcare il lunario. Ma il lavoro non arriva e le si legge nello sguardo l’affanno della vita. Nel malandato palazzone color salmone che sorge nel quartiere popolare di via Puggioni la donna viveva insieme all’anziana madre, morta nell’estate del 2013. Ha continuato ad abitare l’alloggio bene fino alla fine del 2015, quando l’appartamento al terzo piano è stato occupato mentre era fuori casa. Lei si è rivolta ai carabinieri e a gennaio di quest’anno la seconda sezione del tribunale civile di Sassari ha sentenziato il reintegro nell’appartamento. La tempesta sembrava passata, poi ieri le è piombato addosso un ciclone. Ora Maria Rita Mulas si sente sola, tradita dalle istituzioni. Urla contro tutto e tutti: «Il sindaco mi ha detto che non ho diritto alla casa. Area mi ha fatto pagare oltre 400 euro e oggi danno le chiavi a un’altra famiglia. Sto andando in depressione per questa storia, sto vivendo male. Ma io da qua non me ne vado, dormo qui sotto al palazzo».
Una funzionaria di Area, l’ente regionale che gestisce gli alloggi popolari, e i dipendenti del Comune di Sorso si sono presentati in via Puggioni intorno alle 10. Con loro c’era anche una nutrita scorta di vigili urbani e carabinieri, e la famiglia di nuovi assegnatari. Lo scoglio era convincere Maria Rita Mulas a portare via le sue cose. La tensione è salita alle stelle e la donna si è lasciata andare alla disperazione. Alla fine i mobili sono rimasti dentro casa insieme alla famiglia di nuovi assegnatari. Oggi si farà un nuovo tentativo. Una situazione del genere a Sorso non si era mai vista. E infatti i più tesi erano proprio i dipendenti comunali, cui è spettato l’ingrato compito di mettere una persona alla porta. «È il giorno più brutto della mia vita», ha detto uno di loro andando via.
La vita di Maria Rita Mulas è finita in una cartelletta gonfia di carte che tiene stretta in mano come fosse l’unica cosa che conta. Dentro ci sono le denunce per riavere la casa, i documenti, le ricevute pagate ad Area, e una lettera indirizzata al presidente della Repubblica. L’attacco dice tutto nelle prime dieci parole: «Onorevole presidente, le scrivo queste poche righe perché sono disperata». Il documento che manca nel suo puzzle è il parere negativo espresso dal Comune, che ha deciso di dare alloggio a un’altra famiglia di giovani con cinque figli. Lo ha detto chiaramente anche la funzionaria di Area prima di far cambiare la serratura alla porta di casa.
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