Sanna denuncia Abbanoa ed è guerra sull’acqua
Il sindaco in Procura. L’ad Ramazzotti: allarme eccessivo, parametri già a norma Ma i sassaresi esasperati ormai si comportano come se la potabilità non ci fosse
SASSARI. Via i guantoni sul ring della battaglia dell’acqua, dopo l’ennesima ordinanza (la terza di maggio) che decreta la non potabilità in tre quarti di città, proprio alla vigilia della Cavalcata Sarda.
La denuncia. Ad aprire le danze, ieri mattina, il sindaco Sanna che, dopo la dichiarazione di fuoco di giovedì in cui parlava «dell’ennesima umiliazione per Sassari», ha rotto gli indugi e ha presentato una denuncia in procura ai sensi dell’articolo 331 del codice penale che regola l’interruzione di pubblico servizio. Denuncia corredata da un’ordinanza in cui intima ad Abbanoa «di dislocare autobotti nei quartieri in cui è previsto il divieto di utilizzo dell’acqua perché non potabile» (da oggi saranno in via Pirandello e via Bachelet) e ordina all’ente gestore: «di provvedere con immediatezza, al fine di salvaguardare la pubblica incolumità e salute, ad attivarsi per garantire che i parametri delle acque destinate al consumo umano siano conformi a quanto previsto dalla legge».
Valori in ordine. Attacco che il numero uno di Abbanoa, l’amministratore unico Alessandro Ramazzotti, liquida con malcelato fastidio, diramando una nota in cui sottolinea come, per quanto risulta ai suoi tecnici (il via libera però deve arrivare dall’Asl) i campionamenti effettuati ieri nella rete idrica confermano il rientro dei parametri di alluminio, ferro e manganese. «Le analisi effettuate dai laboratori Abbanoa, che sono state trasmesse a Comune e Asl, hanno escluso qualsiasi tipo di malfunzionamento all'impianto di trattamento – sottolinea – l’acqua in uscita dal potabilizzatore di Truncu Reale, sulla base dei prelievi effettuati ieri, è risultata conforme ai parametri di legge. Le anomalie segnalate dalla Asl, che hanno spinto il sindaco Nicola Sanna ad emettere l’ordinanza di non potabilità, risultano dettate dalla percorrenza dell’acqua in condotte vecchie e corrose, spesso risalenti anche a sessant’anni fa».
Falso allarme. E poi l’affondo: «Purtroppo questi fenomeni passeggeri e limitati nel tempo, in reti malandate, non possono essere trattati con la mentalità dell'allerta meteo, quando alla minima segnalazione di peggioramento del tempo si crea un allarme diffuso – attacca Ramazzotti –. Come non è necessario far chiudere le scuole per poche gocce di pioggia, allo stesso modo è ingiustificato da parte degli organi preposti spingere un sindaco a fare un'ordinanza di non potabilità - attacca Ramazzotti - conoscendo benissimo la causa del fuori norma dell'acqua e sapendo in maniera altrettanto chiara che, proprio a causa delle condizioni delle reti, si tratta di fenomeni passeggeri e limitati nel tempo».
I commercianti. Un corpo a corpo che poco interessa i cittadini e gli operatori economici. Che, stanchi di capire di chi sia la colpa, e di compulsare siti e quotidiani per capire quali e quante ordinanze siano in corso in città, hanno da tempo deciso di comportarsi come se a Sassari l’acqua di rete non esistesse proprio. «L’acqua non è potabile? – attacca Fabrizio Cosso del Caffè Divino in via Roma – ci arrangeremo, come abbiamo sempre fatto. Rispettando le regole e le disposizioni, e pagando di tasca nostra. Ormai è una triste abitudine». Parole condivise da Elena Lepedda, della pasticceria “I dolci delle fate”: «Per le nostre preparazioni – racconta – usiamo solamente acqua imbottigliata. Quella della rete serve solo per lavare le stoviglie. Spesso infatti, potabilità o meno, la qualità di quello che sgorga dai rubinetti non è di qualità soddisfacente per le nostre preparazioni. Ci siamo adeguati, non senza difficoltà e costi aggiuntivi, a una situazione comunque assurda».
Non è solo la potabilità il problema dei gestori di locali pubblici: «Ogni giorno – attacca Andrea Tilocca del bar Simposio – l’acqua va via alle 19, alle 20. Oltre ai filtri per la macchietta il caffè, all’acqua di bottiglia per tutte le preparazioni, ci siamo anche dovuti dotare di cisterna. Per noi è come se la rete non ci fosse». «Una situazione davvero incredibile – sottolinea l’antiquario Luciano Serra – soprattutto in una città storicamente ricca d’acqua come Sassari. È surreale che, mentre le città europee si interrogano di come diventare smart, investendo su banda larga e energie alternative, noi siamo qui a parlare dell’assenza di un bene che 100 anni fa abbondava nelle nostre case».
Ora invece il ghiaccio si acquista a un euro al chilo. E l’acqua, quando non è direttamente di bottiglia, si accumula nei giorni buoni nelle cisterne: «Vi lascio immaginare – attacca Mario Manai della spaghetteria 140 grammi di via Asproni – la quantità di acqua che noi usiamo. Abbiamo una cisterna di “acqua buona”, che purtroppo quando l’erogazione viene sospesa, dobbiamo usare anche per i servizi igienici e per lavare le stoviglie. Certo che la situazione è surreale. Anche perché non abbiamo mai il tempo di organizzarci. Ma è inutile scaricarsi le colpe: Abbanoa siamo noi. Tutti. Non esiste un progetto a lungo termine per risolvere un problema di tutti». Sulla stessa linea Mario Agus, della pizzeria-ristorante Tritus: «Noi riforniano la nostra rete interna con le autobotti. E usiamo acqua imbottigliata per tutte le preparazioni, compreso l’impasto delle pizze. Di fatto è come se fossimo staccati dalla rete. Assurdo. Ma inevitabile. Il problema vero è per chi questo non se lo può permettere».
Durissimo Simone Maulu di Irs: «Serve una mobilitazione, pacifica ma durissima. Contro questo malaffare che, connivente con la politica fa cassa con le bollette, aumentate dell’80 per cento, e con lavori faraonici, che non servono a nulla. Pensino a rispettare i contratti e fornire acqua potabile».
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