Un’Italia senza campioni E Conte punta tutto sul blocco difensivo Juve
Gli infortuni di Marchisio e Verratti hanno tolto ulteriore qualità Almeno 5 squadre più forti di noi, ma se passiamo il girone...
Maglia azzurre, ma niente sangue blu. Non stavolta. L’Italia che si tuffa dentro Euro 2016 è una squadra che ha diritto di sognare ma non il dovere di illudere. Non siamo l’armata di qualche anno fa, chi vive di ricordi fa solo autolesionismo.
Oggi la nostra nazionale, in una ipotetica griglia di partenza, ha almeno 5 squadre che le sono superiori. E nemmeno di poco. Parliamo di Francia, Spagna, Germania, Inghilterra e Belgio. Significa che al massimo possiamo arrivare ai quarti di finale? Fosse un campionato con 30-40 partite, non ci sarebbe via d’uscita. Ma un Europeo è diverso, a volte in 90 minuti rovesci il mondo.
Per ora non ha senso guardare troppo avanti. Il primo obiettivo è tenersi dietro Svezia e Irlanda nel girone iniziale. Obiettivo non impossibile: ecco, uscire subito sarebbe senza dubbio un fallimento, il modo peggiore tra Italia e Conte per dirsi addio. Ma non vogliamo neanche pensarci. L’Italia deve passare il turno, poi vedremo, sperando magari in un accoppiamento benevolo. Arrivando secondi (come probabile) dietro al Belgio, potremmo trovare agli ottavi il Portogallo (possibile prima del girone F). Tutto sommato, il male minore.
Le scelte di Conte. In queste ore sapremo i convocati di Antonio Conte. Ballano ancora un paio di nomi, ma niente che possa cambiare la storia del nostro europeo. Anche se poi alla prima sconfitta trionferà il classico: «Se Conte avesse portato Tizio invece di Caio...». Ci siamo abituati.
Le scelte sono funzionali a due logiche. 1) giocatori più in forma atleticamente, ben forniti di benzina. 2) giocatori eclettici in grado di muoversi con agilità in un quadro tattico non semplice.
Già, perché questa Italia nasce col disegno tattico del 3-5-2, ma per assurdo non giocherà con questo modulo: Conte infatti punta sul 4-4-2 in fase difensiva che diventa 3-3-4 in fase offensiva con i due esterni molto alti. Insomma, il 3-5-2 è un po’ la sintesi di queste due facce.
Senza campioni. Inutile girarci attorno: andiamo a giocarci questo Europeo senza campioni. O meglio, uno forse c’è: Gigi Buffon, ma ha 38 anni, gioca in porta e da solo non può vincere le partite.
Rispetto ai Mondiali 2014 in Brasile abbiamo perso Andrea Pirlo arrivato al tramonto della carriera, abbiamo perso per infortunio Marco Verratti e Claudio Marchisio poi ci sarebbe anche Mario Balotelli che si è perso da solo e comunque non è mai stato campione.
A proposito di confronti col passato. Riguardatevi la lista degli attaccanti convocati per l’ultimo europeo: Balotelli, Cassano, Giovinco, Di Natale, Borini. Oggi non c’è più l’ombra di neanche uno di loro. Cosa significa? Che in 4 anni il nostro attacco si è disintegrato, ed è stato ricostruito senza comunque aver trovato certezze. Considerate che l’unico titolare sicuro è Pellé e il 50% dei tifosi dell’Italia non sa neanche dove gioca.
Squadra da 1-0. Di solito i giocatori sono maestri nel rilasciare dichiarazioni banali, quasi avessero fatto una scuola. C’è una frase però, detta nei giorni scorsi da Giorgio Chiellini, che ci ha colpito molto. «Bisognerà subire poco, e grazie a questo vincere le partite. L’Italia dovrà essere una squadra che vince 1-0, non 4-3».
Ecco, in quelle parole c’è probabilmente il succo del compito dell’Italia in questo Europeo. Non abbiamo fenomeni che spaccano le difese, non abbiamo trequartisti che pennellano la giocata. Abbiamo una bella difesa, il blocco Juve con Chiellini, Barzagli e Bonucci. Una delle poche certezze. Molto ci aspettiamo dagli esterni Darmian e Candreva, problemi invece a centrocampo dove Conte è stato costretto a ripescare De Rossi. Ci manca qualità, è evidente. A Conte l’arduo compito di fare le nozze coi fichi (un po’) secchi.
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