Morì dopo volo di 5 metri, assolti il datore di lavoro e il mezzadro
Un operaio era deceduto dopo la caduta dal tetto di un capannone in una campagna di Romana Il proprietario dell’azienda agricola e un suo dipendente, di Thiesi, erano imputati di omicidio colposo
THIESI. Mentre sistemava una lastra in eternit nella copertura di un capannone, era precipitato da un’altezza di cinque metri, aveva riportato delle lesioni gravissime e subito dopo era morto.
Si chiamava Iacob Gheorghe, romeno di 28 anni, ed era un dipendente di Mario Serra, 68 anni, di Thiesi, proprietario di un’azienda agricola nelle campagne di Romana. Per quei fatti, accaduti nel 2010, Serra era finito a processo con l’accusa di omicidio colposo insieme a un altro suo dipendente, Carmine Casula, 42 anni, nato a Nuoro ma residente anche lui a Thiesi. Ieri mattina il giudice Teresa Castagna, accogliendo la richiesta dell’avvocato Luigi Esposito, che difendeva entrambi gli imputati, ha assolto Serra e Casula perché il fatto non sussiste. Il pubblico ministero Antonio Piras aveva sollecitato una condanna a dieci mesi.
L’allora sostituto procuratore Michele Incani aveva chiesto il rinvio a giudizio per Serra in quanto proprietario dell’azienda nonché datore di lavoro di Casula – mezzadro con compiti di organizzazione dell’attività dell’azienda – sostenendo che entrambi fossero «titolari di specifici obblighi di protezione».
Secondo il pm i due avrebbero «affidato a Gheorghe l’esecuzione di lavori di sistemazione della copertura del capannone all’interno dell’azienda senza aver predisposto adeguate impalcature o ponteggi o altre opere provvisionali in grado di prevenire il pericolo di caduta dall’alto e in ogni caso senza aver impartito al lavoratore adeguate istruzioni e averlo addestrato in relazione a una situazione che lo esponeva a un rischio specifico».
Durante il processo, attraverso perizie e testimonianze, era stata ricostruita la dinamica dell’incidente. Casula, come era emerso dal verbale dei carabinieri che quel giorno intervennero nella località Cuguttu, aveva spiegato che in realtà non c’era alcun motivo plausibile per cui Gheorghe si trovasse sul tetto del capannone: «Non doveva fare nulla e credo ci sia salito solo per curiosità per verificare il lavoro che io ho ultimato qualche giorno fa. Avevo sostituito da solo alcune lastre di eternit utilizzando un particolare materiale schiumoso adesivo che consentiva sia la riparazione che il blocco delle lastre». E pare che la vittima – la cui mansione nell’azienda era quella di accudire il bestiame (come aveva confermato anche sua moglie) – fosse rimasta particolarmente incuriosita da questo tipo di intervento. «Era curioso di vedere come agisse questo prodotto che avrebbe voluto usare anche lui per la costruzione della sua casa in Romania. Gli avevo promesso che prima di partire per il suo Paese gliene avrei comprato un paio di bombolette».
«Serra e Casula – ha detto il legale – non avevano autorizzato Gheorghe a salire sulla copertura e nemmeno sapevano che lo avesse fatto di sua iniziativa». Il giudice li ha assolti.
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