La carità vietata al tempo dei migranti
L'ordinanza del sindaco di Sassari che vieta l'accattonaggio molesto riafferma una norma già esistente ma ha tutto l'aspetto di essere un messaggio ai cittadini insofferenti e impauriti
Mi è capitato di chiedere la carità. Ero una ragazzina e per un caso all’imbrunire restai sola e senza soldi in una via del centro. I telefonini ancora non esistevano. Domandai aiuto a una giovane donna che si infilò velocemente dentro la sua auto, poi a una signora di una certa età che mi scacciò senza ascoltarmi. Mi salvò un anziano pensionato che mi regalò un gettone telefonico e un sorriso. Questa cosa del sindaco di Sassari che vieta di chiedere la carità in modo molesto mi ha fatto ripensare a quell’episodio lontano e al senso di impaurito disorientamento vissuto. Quella sera ho imparato che davanti a chi chiede aiuto c’è chi diffida, chi ha paura, chi tende una mano.
All’epoca non c’erano i migranti che chiedevano l’elemosina, ma ad ogni angolo di strada e a tutte le ore del giorno capitava di essere molestati da tossicodipendenti che pretendevano spiccioli per comprarsi la dose di eroina. Qualcuno era arrogante, aggressivo e violento. Gli scippi in città non facevano quasi più notizia, a meno che la vittima non si fosse fatta male. Anche allora i questuanti si rivolgevano prevalentemente alle donne, alle ragazze sole e alle persone anziane.
Poi arrivarono i “punkabbestia”, soprattutto in viale Italia che allora era ancora il centro pulsante del commercio cittadino. Stavano seduti sul marciapiede senza chiedere niente, accanto ai loro cani che a qualche passante facevano più compassione dei padroni. Più di recente sono arrivati i “nuovi poveri”: uomini e donne rimasti senza lavoro, ex giovani che non lo hanno mai trovato, genitori che non sanno come dare da mangiare ai loro figli. All’inizio la loro vergogna per questa condizione era tanta, ma il bisogno abbatte ogni resistenza e ti spinge in fila a capo chino davanti alla Caritas.
Oggi ci sono i migranti, ci sembrano un numero impressionante e molti di loro chiedono l’elemosina, a volte con insistenza, seguendo le persone (soprattutto donne e anziani) per lunghi tratti di strada. La petulanza di alcuni ha alimentato il malumore popolare generato dalla loro presenza. Un sentimento che cresce e che fa paura a chi ci governa e che deve governare il fenomeno. Si sa, il confine tra l’insofferenza e l’intolleranza è impercettibile e gli amministratori, a tutti i livelli, non sanno come gestirla.
Sarà interessante vedere come l’ordinanza sassarese “anti mendicanti” sarà applicata concretamente, intanto bisogna ragionare sul perché sia stata emessa. Con la sua mossa, il sindaco Nicola Sanna è riuscito a sconcertare lo zoccolo duro del suo elettorato, mentre i suoi oppositori continuano a non risparmiargli critiche. Chi invece fino ad ora ha usato i migranti per seminare insicurezza e razzismo, ora accusa il sindaco di populismo e di non avere fatto abbastanza. Un consigliere regionale invoca perfino l’intervento dell’esercito nei crocevia sassaresi contro gli “invasori”. Questo per dire che nessuna ordinanza potrà cambiare le forze ideologiche in un campo dove nessuno ha la soluzione perché la soluzione non c’è. La migrazione di massa, dicono gli esperti e il buon senso, è solo agli inizi e bisogna affrontarla con lucidità, con calma, con politiche attente e lungimiranti.
Di fronte a questo problema mondiale c’è il sentire comune, la percezione da parte del singolo, il vivere quotidiano e il rapporto tra cittadini e amministratori che devono dare risposte anche quando non ne hanno. È soprattutto di questo che si occupa l’ordinanza del sindaco di Sassari. Il suo provvedimento, che riafferma una norma dello Stato, ha tutto l’aspetto di essere un messaggio ai suoi concittadini e gli ha fatto conquistare una ritrovata popolarità.
Nicola Sanna ha detto che non ce l’ha con chi chiede l’elemosina con umiltà, ma che vuole ripristinare «la percezione del senso di sicurezza» nella sua comunità. Si fa fatica a immaginare il vigile urbano di turno che spiega un divieto e le sue conseguenze a persone che hanno trascinato le loro esistenze in balìa delle onde per fuggire dalla miseria e dalla paura. Oltre che di difficile applicazione, è facile prevedere che l’ordinanza del primo cittadino sarà anche inefficace. Ma questo, forse, il sindaco di Sassari lo sa bene.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google