Detenuto suicida in cella, sentiti testi pm
SASSARI. Sono stati sentiti altri testimoni del pubblico ministero ieri mattina nel processo a carico dell’agente di polizia penitenziaria Mario Usai imputato di omicidio colposo per la morte...
SASSARI. Sono stati sentiti altri testimoni del pubblico ministero ieri mattina nel processo a carico dell’agente di polizia penitenziaria Mario Usai imputato di omicidio colposo per la morte – avvenuta il 18 luglio del 2010 – di un detenuto in una cella di San Sebastiano. La vittima si era impiccata con i lacci delle scarpe, poco prima uno specialista che lo aveva visitato aveva scritto nero su bianco: «Altissimo rischio di suicidio». L’uomo, un artigiano, era stato arrestato per sospetti abusi sulla figlia. Secondo la Procura il suicidio era stato “favorito” dalla «negligenza» di chi avrebbe dovuto controllare. Ecco perché sotto inchiesta era finito l’agente in servizio quel giorno: Mario Usai. Quest’ultimo, assistito dagli avvocati Sergio Milia e Maria Claudia Pinna, era arrivato nella cella del detenuto quando ormai era troppo tardi. In una delle ultime udienze alcuni testimoni avevano riferito che alla vittima (i familiari sono parte civile con gli avvocati Elias Vacca e Nicola Lucchi), il giorno prima che si suicidasse, era stato applicato un provvedimento di “grandissima sorveglianza” ma non di “sorveglianza a vista”. Non era stato prescritto, in sostanza, che un agente vigilasse senza sosta la sua cella. (na.co.)
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