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Sassari

Faradda, tra fischi e paura «Attentati? Sì, ma di uova»

di Luca Fiori
Faradda, tra fischi e paura «Attentati? Sì, ma di uova»

A dieci giorni dalla Festha Manna i sassaresi discutono dei temi caldi dell’evento Nessuno crede al rischio terrorismo, pochi dubbi sulle contestazioni: «Ci saranno»

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SASSARI. A dieci giorni dalla Faradda il rullo dei tamburi si fa più forte e il clima di festa invade con sempre più insistenza i vicoli del centro storico già dalle prime ore del mattino. La città che in questi giorni sembra sonnecchiante e distratta tra due domeniche si ripopolerà e lascerà che migliaia di cittadini e turisti invadano - come da tradizione - ogni centimetro quadrato del Corso. I temi caldi anche quest’anno non mancano, ma quello che appassiona di più i sassaresi è come al solito l’amletico dubbio sui fischi. L’uscita del primo cittadino e della giunta da Palazzo di Città è uno dei momenti topici della festa: con applausi o fischi nei confronti degli amministratori i cittadini esprimono apprezzamento o disapprovazione nei confronti di chi governa la città. Dopo la strage di Nizza qualche giorno fa è stata annunciata la presenza tra la folla di reparti speciali delle forze dell’ordine per prevenire il rischio attentati, ma tra piazza Tola e il corso Vittorio Emanuele i cittadini preferiscono parlare di quale accoglienza verrà riservata al sindaco Nicola Sanna e della novità che riguarda l’ingresso dei gremio dei Macellai nella processione dedicata alla Madonna, piuttosto che della possibilità di un attentato terroristico in città. «Ma quale rischio attentati - sorride Filippo Canu, storico ambulante di piazza Tola - la nostra città ha sempre accolto tutti a braccia aperte. I cittadini musulmani che vivono da noi sono perfettamente integrati, questo allarmismo serve solo a tenere lontana la gente da una festa bellissima. I fischi? Quelli temo che ci saranno - conclude - io personalmente sono contrario, ma questa amministrazione ci ha abbandonato e la città è molto scontenta». La pensa così anche Fabio Casini, commerciante del Corso. «Personalmente non fischierò - spiega - ma credo che ci saranno e il motivo deve essere cercato nell’immobilismo imperdonabile che ha penalizzato la città per mesi, dovuto alle lotte interne del Pd». Per Luciano Repetto, l’arrotino di piazza Tola, il rischio attentati in città è da escludere. «Però potrebbe volare qualche uovo - scherza Repetto - perché la città è molto delusa dall’operato della giunta. Il sindaco è sfuggente, ogni tanto si fa vedere ma non ha mai il tempo di fermarsi ad affrontare i problemi con i cittadini. Tornando alla Faradda abolirei la discesa dei Mini e dei Medi che ritengo una forzatura come l’ingresso del nuovo gremio dei Macellai». Patrizia Canu è invece favorevole: «Tutti i mestieri - spiega - hanno il diritto e il dovere di sciogliere il voto. A chi darei il candeliere d’oro? Sono di parte - conclude - ma lo darei a mio marito Giuseppe Russo, scomparso sei anni fa, lui era molto legato alle tradizioni della città e ha fatto tanto per la festa dei Candelieri». E infine c’è chi come Lucio Nali, commerciante di piazza Azuni, solleva un dubbio sull’opportunità di far sfilare la banda insieme ai Candelieri. «Il ritmo devono darlo tamburo e piffero - spiega - cosa c’entra la banda?».

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