Cocaina: Diana sul National Institute of Health
Il docente dell’università è stato interpellato dall’ente Usa per la lotta contro le dipendenze
SASSARI. Continuano ad altissimi livelli gli studi di Marco Diana sul trattamento delle dipendenze da cocaina tramite l’applicazione di campi elettromagnetici in alcune aree del cervello (Tms). Un approccio che sta procurando al docente grande eco internazionale.
Il docente dell’università di Sassari, che dirige il Laboratorio di Neuroscienze cognitive “G. Minardi” del Dipartimento di Chimica e farmacia e insegnerà nel nuovo corso di laurea in Scienze e tecniche psicologiche dei processi cognitivi, è stato infatti nuovamente interpellato dal National Institute on Drug Abuse, ente nazionale degli Usa preposto alla lotta contro le dipendenze. La sua intervista è pubblicata sul sito web del National Institute of Health
«I risultati sono incoraggianti – afferma soddisfatto Marco Diana –. Dopo sei mesi, i pazienti trattati con Tms hanno riferito una riduzione del 70 per cento dell’uso di cocaina e un umore generalmente migliore, con un livello di ansia sensibilmente inferiore e una migliore qualità del sonno».
Secondo Diana, il trattamento non solo potrebbe risolvere temporaneamente le dipendenze da stupefacenti, ma «riportare il cervello allo stato precedente all’inizio della dipendenza».
Ora i trial di Marco Diana proseguiranno con la collaborazione del dottor Giorgio Corona di Cagliari. Nel frattempo, la rivista Frontiers in Psychiatry Addictive Disorders ha accettato di pubblicare il suo lavoro.
Anche Diana Martinez della Columbia University (New York City) ha iniziato una ricerca analoga qualche mese dopo Marco Diana e in maniera del tutto indipendente, e anche la studiosa americana sta ottenendo feedback incoraggianti. Naturalmente si tratta di una ricerca non ancora conclusa, ma le potenzialità della scoperta e del trattamento, come si può constatare, hanno già catturato l'interesse di un ente importante come il National Institutes of Health. Lo studio sassarese potrebbe aprire la strada a nuovi approcci nella terapia delle dipendenze come, per esempio, quella da nicotina.
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