La Nuova Sardegna

Sassari

Sassari, la grande Discesa dei Macellai

di Antonio Meloni
Sassari, la grande Discesa dei Macellai

Dopo 31 anni esaudita la richiesta del gremio. Tutto cominciò nel 1985 con una lettera alla Nuova

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SASSARI. La prima richiesta di ammissione alla Faradda risale al 1985, quando Roberto Loriga, oggi presidente del gremio, allora segretario, pubblicò, sulla Nuova, una lettera aperta. Facendo riferimento alla prassi, consolidata negli anni Settanta, di far scendere in processione il candeliere dei Macellai, preceduto dalla banda e seguito da quello dei Piccapietre, Loriga espresse, a nome di tutto il gremio, il desiderio di partecipare al corteo del Voto. Proposta formulata ancora nel 2002, in occasione del rifacimento del nuovo candeliere, e rinnovata nel 2007, quando, dopo tre anni di istruttoria e altrettante polemiche, alla processione vennero ammessi i Fabbri.

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Per i Macellai si riaccendono le speranze nella primavera del 2015, quando il gremio dei Viandanti solleva il problema in sede di commissione intergremiale chiedendo l’ammissione per loro e per i Facchini. Seguono le audizioni e la richiesta alla commissione storica con la trasmissione degli atti relativi alle riunioni. I commissari esprimono parere favorevole, poi la questione passa all’esame della Giunta e del Consiglio di Palazzo ducale che, finalmente, con voto unanime, dà il placet definitivo. Il resto è cronaca dei giorni scorsi.

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Quella dei Macellai è una storia secolare, le prime notizie sulla corporazione si ricavano dagli Statuti sass”resi, quando, nel 1294, viene nominata la maestranza dei "taverraggios”, i macellai. Tuttavia si ignora la data di fondazione, ma sembra certo che nel 1795, il sodalizio venga già nominato come gremio. I macellai, il cui cero è di colore crema brunita, sono devoti a San Maurizio, culto praticato a Sassari già nel 1635, nella chiesa di San Giacomo. Ancora oggi, come allora, la ricorrenza si celebra il 22 settembre, ma va detto che il culto di San Maurizio, in città, era praticato anche nella chiesa della Trinità, mentre di un cavaliere macellaio si ha notizia all’inizio del secolo XVIII a proposito di un contrasto sorto con alcuni cittadini. Al riguardo, dai documenti e dalle immagini in possesso del gremio, non si ricavano molte notizie, ma dalle insegne indossate è ragionevole supporre che possa trattarsi di un loro componente.

La chiesa di riferimento del gremio, negli anni, è cambiata diverse volte, nell’Ottocento, sulle pagine della Nuova Sardegna, in occasione delle celebrazioni in onore di San Maurizio, si legge che la facciata della chiesa dei Trinitari (Santa Croce, come riportato sul quotidiano del 1º settembre 1898) venne addobbata con luminarie e festoni. Sullo stesso quotidiano, nel mese di settembre dell’anno successivo (1899), viene menzionata la festa di San Maurizio e, ancora, la chiesa della Trinità. Limitatamente alla benedizione della nuova bandiera, nel 1998, i gremianti tornano nella chiesa di San Giacomo per rendere omaggio al martire.

Le notizie storiche, pur se scarse e frammentarie, offrono uno spaccato relativo all’organizzazione del gremio e alla gestione della festa patronale. Si sa, per esempio, che tutti i macellai versavano 200 lire la settimana e che la festa, come per gli altri gremi, era affidata all’operaio maggiore (obriere). Su alcuni registri del 1946 e del 1979, sarebbero indicati, infine, gli incarichi sociali di obriere maggiore, obriere minore e obriere di cappella, conformi, in tutto, a quelli degli altri gremi.

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