«Il colpo e le urla, poteva finire molto male»

Il racconto dei testimoni che hanno visto i malviventi in azione. Un episodio simile circa due anni fa

ALGHERO. «Un episodio del genere ci era capitato già due anni fa, quando ancora questa operazione era gestita internamente all’azienda. Allora ci era andata bene, questa volta no».

È l’amaro commento di Giuseppe Sechi, dirigente dell’azienda che in città gestisce i numerosi punti vendita della catena di supermercati del gruppo Sigma. «Hanno portato via oltre 100mila euro – racconta Sechi – si tratta dell’incasso realizzato domenica da sei punti vendita, più qualche somma che risultava ancora dal giorno precedente». Per il gruppo è solo un problema di sicurezza: la Sardinya General Service è assicurata, perciò il gruppo dei supermercati, che ha in via Marconi il proprio quartier generale, non perderà un centesimo.

In teoria, quei soldi dovrebbero già essere diventati carta straccia, perché la valigetta utilizzata per il trasporto era dotata del sistema di macchiatura. Ma Giuseppe Sechi non ci crede molto. «Si dovrebbe trattare di un dispositivo corrosivo, perché un normale inchiostro non potrà fare niente – spiega – perché il denaro viaggia all’interno di buste di plastica sigillate».

Insomma, chi è riuscito a mettere mano a quel malloppo, ieri sera ha avuto più di un motivo per festeggiare, in barba alla giustizia e alla legalità. Per quanto l’intera vicenda si sia risolta nel volgere di pochissimi minuti, il quartiere di Sant’Agostino per qualche istante ha vissuto veri e propri momenti di panico.

«Mi trovavo ancora a casa, stavo uscendo per andare a lavoro», racconta un testimone, che abita proprio in via Cravellet, dove è avvenuto il colpo. «Ho sentito uno sparo, qualche urlo, mi sono fiondato fuori di casa, e quando sono arrivato per strada ho fatto giusto in tempo a vedere che arrivavano i carabinieri – riferisce – ma che per fortuna nessuno si era fatto male».

Una persona, che preferisce essere meno identificabile possibile, giura di aver distinto nitidamente il chiaro accento sardo dei due uomini che, in sella alla moto di grossa cilindrata, hanno messo a segno il colpo. «Parlavano in italiano, ma la loro parlata era dura – spiega – di sicuro non erano di queste parti». Una testimonianza che sembra andare nella stessa direzione delle indagini della Procura di Sassari e dei carabinieri della compagnia di Alghero, che sembrano guardare fuori dalla città per individuare un gruppo organizzato, adeguatamente addestrato e armato, dedito alle rapine e a crimini del genere. Eppure questa pista, sempre più accreditata, non mette a tacere qualche voce polemica. «Ad Alghero girano troppe armi», confida una signora che passava da quelle parti solo un paio d’ore dopo il colpo. «Non capisco perché non si faccia niente e si faccia finta che è tutto sotto controllo – si chiede – quando lo sanno tutti che c’è chi gira impunemente con la pistola e crea il panico in giro per la città, anche in quartieri e in zone tranquille come questa». (g.m.s.)

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