La Nuova Sardegna

Sassari

La desolazione della fontana del Rosello, monumento abbandonato

di Antonio Meloni
La desolazione della fontana del Rosello, monumento abbandonato

Erbacce, rifiuti, informazioni invisibili e visite guidate solo su prenotazione e per gruppi. L’antica fontana da simbolo della città finisce per diventare esempio di degrado

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SASSARI. Il prossimo che vorrà parlare di città turistica bisognerà accompagnarlo, in questi giorni, alla Fontana di Rosello. Da un po’ di tempo il monumento-simbolo di Sassari è veramente in brutte condizioni. Una desolazione, oltre che una pessima cartolina, che non invoglia certo il turista ad avventurarsi in quella mini giungla urbana cresciuta, nei mesi scorsi, attorno al gioiello architettonico osannato su tutte le guide.

All’ingresso, un cartello informa il visitatore, ignaro, che la visita guidata si può avere solo su prenotazione e per gruppi organizzati o scolaresche. Il pannello, dietro la cancellata, non è proprio visibile tanto più che sull’angolo, a destra in alto, qualcuno ha visto bene di usare del nastro isolante nero per coprire informazioni forse non più valide.

Ieri, fra le 10.30 e le 10.45, una coppia di turisti stranieri, proveniente probabilmente dall’Est europeo, ha provato a fare capolino per capire se e come si potesse visitare questo monumento super segnalato dalla pubblicistica di settore e ampiamente descritto su volumetti turistici e siti web. Dopo qualche secondo di titubanza, i due hanno varcato la soglia di ingresso e cominciato la lenta discesa verso la fontana, attratti certamente dal fresco e dallo scroscio dell’acqua.

A parte le erbacce che infestano il percorso, devono essersi chiesti certamente come possa una persona disabile arrivare fin giù perché il percorso è difficile anche per le persone “normali”, quelle che, per intenderci, non hanno problemi a camminare. Dopo una discesa quantomeno impegnativa, si è portati a credere che la fatica possa essere in qualche modo ripagata, speranza vana. L’erba, se è possibile, è cresciuta ancora più rigogliosa attorno al monumento, invadendo anche gli spazi a ridosso dell’inferriata che delimita l’area.

Ma a questo quadretto idilliaco mancava una pennellata di colore per rendere più vivido il panorama, così, qualche buontempone deve averci messo del proprio lasciando una vecchia sedia affiancata a un tavolinetto sghembo. Una volta arrivati davanti alla fontana i due, un ragazzo e una ragazza, non hanno potuto far altro che sfoderare la loro bella digitale per portare a casa qualche immagine di questo tanto decantato monumento. Speriamo che, almeno, abbiano avuto l’accortezza di lavorare bene con l’obiettivo, chiudendo in presenza di quell’erba che ne disturba la visuale. La ragazza, previdente, ha infilato una mano nello zainetto per prendere la sua bella guida dalla quale, almeno, ha ricavato le notizie storico-artistiche. A scanso di equivoci, e anche per confortare il turista meno avvezzo, tra le altre cose, si potrebbe dotare la fontana di un pannello multilingue, con poco si offrirebbe un servizio indispensabile. Ma ciò che sorprende di più, sono quei tavolacci che da tempo immemorabile coprono l’ingresso al vecchio lavatoio, che è una delle più belle testimonianze della Sassari antica. La mesta visita dei due fidanzati stranieri è durata una manciata di minuti, il tanto per rendersi conto che di quel monumento così importante, la città non sembra curarsi molto. Meno male, però, che almeno sul cancello è stato affisso il pannello che intima il divieto di ingresso ai cani.

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