La pioggia scova una muraglia
Blocchi di arenaria ed elementi in terracotta di epoca romana
PORTO TORRES. Lo scorso anno, sia a causa di alcuni lavori non autorizzati che delle copiose piogge successive a quelle stesse attività, spuntò fuori dalla terra, proprio sopra l’ingresso dell’acquedotto romano che s’affaccia su via Fontana Vecchia, una fila di blocchi di calcare, alcuni sconnessi altri in condizioni migliori, sotto la quale si nota chiaramente la presenza di un elemento in terracotta, forse pertinente ad uno scarico d’acqua piovana.
«Erano nuovi particolari architettonici di notevole importanza» spiega il tecnico del Ministerro dei Beni culturali della sede operativa turritana Franco Satta.
Quei ruderi, naturalmente, senza le dovute attenzioni rischiano di andare perduti come molti altri nella storia di Porto Torres, ma Franco Satta assicura che ci sarà maggiore vigilanza grazie alla volontà di avviare «un piano di conservazione che riguardi tutta l’area urbana, non solo quella parte di città».
La Soprintendenza ha fatto inserire all’interno del Piano urbanistico quali zone d’interesse archeologico ad alto rischio tutte le aree circostanti l’area del Colle del Faro dove i dati archeologici e quelli documentali attestano la presenza di considerevoli strutture pubbliche della Colonia Iulia Turris Libisonis.
Molte di queste, purtroppo, sono state compromesse in età moderna «ma non sono irrecuperabili» spiega Franco Satta. Pertanto, l’attenzione della Soprintendenza è massima «ma richiede la collaborazione dell’ente pubblico, il Comune, e dei cittadini» continua il tecnico che rivela: «Noi avevamo visto una serie di strutture ben documentate e disegni dei primi del '900. In quella zona specificamente è evidente la presenza di elementi relativi all’acquedotto romano. Quelli in particolare però non erano più visibili ed erano in continuità con altre strutture che stanno dietro il campo Occone». (e.f.)
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