Tombaroli sorpresi a scavare due tunnel
Padria, tre giovani bloccati dai carabinieri mentre portavano via reperti dall’area di San Pietro sotto le cisterne romane
SASSARI. A colpi di piccone in un territorio fragile e di qualità come quello di San Pietro, a Padria, dove è presente un’area archeologica di straordinario interesse. Hanno scavato e portato via pezzi, danneggiato le mura di due cisterne di epoca romana ed erano pronti a mettere sul mercato otre 200 reperti che ora passano all’esame degli esperti della Soprintendenza. Tre giovani della zona sono stati scoperti in flagranza dai carabinieri che li hanno denunciati in stato di libertà per i reati di danneggiamento aggravato, ricettazione, scavi clandestini e possesso illecito di beni culturali appartenenti allo Stato.
L’operazione dei carabinieri della stazione di Padria è scattata nel tardo pomeriggio del 30 agosto, quando i militari hanno avuto la certezza che i tre giovani fossero all’opera nell’area archeologica di San Pietro. E quando sono arrivati sul posto hanno scoperto che i tombaroli avevano attrezzato un vero e proprio cantiere, con tutte le dotazioni necessarie per scavare senza problemi. Pale e picconi, rastrelli e torce elettriche, persino gli ombrelloni per ripararsi dal sole e forse per fare credere a qualche curioso che - in fondo - lì c’erano degli operai al lavoro. Insomma per dare una parvenza di normalità a quella che, invece - come hanno finora accertato i carabinieri - era uno scavo clandestino.
Quando sono stati scoperti, i tre giovani avevano già scavato due cunicoli, uno dei quali (profondo un paio di metri) aveva già raggiunto il muro delle antiche cisterne che tra l’altro ha riportato danni importanti.
I militari hanno sorpreso i tre amici in piena flagranza, mentre erano impegnati a scavare il secondo cunicolo. E da quel momento è scattata l’attività coordinata dal comando provinciale di Sassari che ha confermato che i tombaroli si erano già impossessati di numerosi reperti (probabilmente in larga parte provenienti proprio dall’area archeologica di San Pietro).
Nel corso delle perquisizioni i carabinieri hanno sequestrato 214 reperti, in particolare frammenti di terracotta, pietra e metallo di varie forme e dimensioni. Ora la parola passa ai consulenti della Soprintendenza archeologica che dovranno esaminare e valutare l’interesse dei materiali.
L’attività investigativa non è conclusa. Anzi, proprio sulla base dei reperti e di alcune informazioni emerse durante le perquisizioni, non è escluso che possano esserci ulteriori sviluppi.
L’area archeologica di San Pietro a Padria, che sorge in una zona adiacente la periferia del piccolo centro del Meilogu, è considerata tra quelle di particolare interesse. Il punto dove i tre tombaroli hanno scavato i cunicoli è stato sicuramente studiato con attenzione, nelle vicinanze di due cisterne di epoca romana. Qui pensavano di raccogliere un numero consistente di reperti e per questo hanno intensificato gli scavi che - a quanto pare - andavano avanti da diversi giorni. Ora si cercano eventuali collegamenti per la parte relativa al commercio dei reperti.
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