La cassiera infedele finisce in carcere
L’impiegata s’impossessò di 458mila euro degli stipendi dei poliziotti: deve scontare quattro anni di reclusione
SASSARI. Era finita nei guai nove anni fa, quando una commissione interna della questura aveva scoperto che, approfittando del suo ruolo di responsabile dell’ufficio cassa, era riuscita a intascarsi 458mila euro prelevati dai contributi dei poliziotti e da somme degli agenti non versate a finanziarie.
Due giorni fa per Maria Antonietta Vittoria Puggioni, 53 anni, nativa di Siligo ma residente da tempo in città, si sono spalancate le porte del carcere di Bancali. Un paio di mesi fa la Cassazione ha respinto la richiesta di annullamento della sentenza d’appello presentata dal suo difensore, l’avvocato Mariano Mameli e ora la donna dovrà scontare la condanna a quattro anni divenuta definitiva. Sono stati gli agenti della squadra mobile giovedì mattina a presentarsi nella sua abitazione con un mandato d’arresto. Tra il marzo e il settembre del 2007, periodo in cui si verificarono i fatti, l'impiegata era addetta all’ufficio cassa della questura sassarese. Nel corso dei mesi la donna si sarebbe appropriata di svariate somme di denaro destinate alle casse dell’istituto di previdenza oppure delle finanziarie con le quali il personale della polizia di Stato aveva contratto prestiti con trattenuta sullo stipendio. La donna era stata condannata anche all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e da tempo era stata sospesa dal servizio. Dopo lo scandalo provocato dalla scoperta dell'ammanco da capogiro la donna era stata inizialmente trasferita negli uffici della Polstrada. E qui, secondo accuse, si sarebbe resa protagonista di un ulteriore tentativo di intascare soldi non suoi. Secondo quando accertato durante le indagini, la cassiera si sarebbe impossessata di mille euro che le erano stati dati per sbaglio alle Poste. Una volta scoperta, la donna avrebbe restituito i soldi, ma questo non le aveva risparmiato l'ulteriore accusa di «peculato mediante profitto di errore altrui». Nel 2007 l'ammanco era stato scoperto con un controllo disposto in seguito ad alcune segnalazioni. La condotta della presunta cassiera infedele era stata valutata da una commissione interna della questura sassarese. L’ammontare dell’ammanco era stato valutato dalla commissione - presieduta dall’allora vice questore vicario Pasquale Di Donato - in 457mila e 945 euro. In larga parte si trattava di contributi Inpdap (quasi 364mila euro), poi di somme non versate a finanziarie per circa 77mila euro, altri 15mila euro a società di assicurazione. Una volta accertata la gravità della situazione, la squadra mobile aveva inoltrato un dettagliato rapporto alla Procura della Repubblica.
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